Cronaca

Accoglienza a Volterra: 5 migranti volontari per pulire la città

Partito il progetto per favorire la loro integrazione. Svolgeranno i compiti degli operatori ecologici per 6 mesi

L'integrazione a Volterra passa attraverso il coinvolgimento dei migranti nella vita quotidiana della città. A partire da oggi è operativo il progetto del Comune di Volterra finanziato dalla Regione Toscana, in collaborazione con Anci Toscana, Prefettura di Firenze, associazioni di volontariato e promozione sociale, finalizzato all'inserimento sociale dei migranti richiedenti asilo e temporaneamente ospitati nel centro di accoglienza dell'Azienda Pubblica di Servizi alla persona Santa Chiara.

I 5 migranti coinvolti saranno dotati di apposti dispositivi di protezione individuali quali vestiario ad alta visibilità, mascherine, guanti e scarpe antinfortunistiche per svolgere attività di lavoro volontario quali lo spazzamento manuale, la pulizia di fognature, pozzetti e caditoie, lavaggio manto stradale, raccolta di rifiuti in qualità di operatore ecologico.

"Si tratta di un progetto fondamentale per la nostra città, che, oltre a favorire l'integrazione, darà un contributo significativo alla pulizia, della cura del verde pubblico e della raccolta dei rifiuti - spiega il consigliere con delega alle manutenzioni Massimo Fidi - i migranti hanno frequentato un apposito corso di formazione predisposto dal nostro Ufficio Tecnico".

L'orario dell'attività svolta sarà di 4 ore al giorno, dal lunedì al sabato, per 6 mesi. La città è stata suddivisa in zone e ogni zona avrà un operatore ecologico di riferimento. Lo spazzamento delle strade verrà eseguito giornalmente nelle zone centrali e a giorni alterni nelle altre zone previste della città".

"Volterra e i volterrani - aggiunge l’assessore alle politiche sociali Francesca Tanzini - hanno sempre dimostrato solidarietà verso chi è più sfortunato e sono certa che sapranno apprezzare al meglio questo progetto. Esprimo grande soddisfazione per aver  concluso un processo finalizzato a  favorire l'integrazione, un percorso complesso, visto il particolare iter burocratico da seguire. L'inattività è l'aspetto più problematico da superare che porta queste persone sfortunate a sentirsi sempre più demotivate e private di dignità. La possibilità di svolgere un'attività, invece, potrà favorire l'integrazione con il tessuto sociale ospitante, creando occasioni di confronto e contatto con la comunità che li accoglie. Inoltre i profughi stessi potranno 'ricambiare' con la loro attività, il valore dell'accoglienza ricevuta e ritrovare la dignità perduta. E' un'opportunità per entrambe le parti, che avrà un ritorno positivo per l'intera comunità".

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