Cronaca

"Io Irene, nata e cresciuta in Italia per alcuni sono un invasore straniero"

Irene Jin si è ritrovata in prima pagina su La Nazione associata al titolo ad effetto "invasione straniera", ma è italiana e con il suo accento toscano ha raccontato a Today di quando quella volta a Milano ha scoperto che l'Italia è un paese razzista

Irene Jin ha 25 anni, gli occhi a mandorla, un ironico accento toscano e mercoledì mattina è saltata dalla sedia quando un amico l'ha chiamata per dirle: "Guarda che sei in prima pagina sul giornale di oggi". 

Irene inizialmente non capisce, pensa ad uno scherzo ma quando le arriva la prima fotografia sul cellulare sobbalza. "Invasione straniera" è il secondo titolo dell'edizione di Viareggio del La Nazione. A tutta pagina una foto la ritrae mentre è in una discoteca toscana con alcune amiche. Peccato che l'associazione della sua immagine a quel titolo sia quanto mai inappropriata. Irene, che è nata a Pisa, è una cittadina italiana. Così come lo sono le altre due ragazze ritratte nella foto.

"Inizialmente l'ho presa molto sul ridere - confida Irene a Today - poi ho cominciato a parlarne con i miei amici e con la mia famiglia, e benché io sia abituata a sentire appellativi che rievocano i miei tratti orientali, ho cominciato a pensare a come tutelare la mia immagine visto l'uso improprio che ne è stato fatto".

Così decide di scrivere una lettera aperta al quotidiano toscano, e lo fa con un post su Facebook che fa il giro del web italiano.

"Superficialità e pregiudizi inducono spesso le persone in errore e sono causa di molte incomprensioni -scrive Irene -  Vi chiedo per cortesia di non soffermarVi solo sul colore della pelle o la forma degli occhi prima di proferir parola. Che poi, alla fine, davvero esiste ancora il concetto di "straniero"?

Irene non solo è nata e cresciuta in Italia da genitori che avevano ottenuto la cittadinanza italiana perché già loro stessi cresciuti in Italia, ma il paese per cui oggi risulta straniera per assurdo è invece la Cina da cui i suoi nonni erano emigrati per cercare fortuna in Italia. Gli accordi tra Italia e Cina infatti non gli permettono la doppia cittadinanza. 

Irene, partiamo dalla tua domanda, che ti ribalto, esiste il concetto di straniero? E l'Italia è un paese razzista?
"Straniero in Italia ha quasi sempre un'accezione negativa, potrei raccontarvi tantissimi particolari" racconta sempre sorridendo, quasi a voler scacciare la rabbia. Poi la voce si spezza quando un ricordo le risale dalla bocca dello stomaco.

"Avevo 18 anni, ero appena arrivata a Milano dove mi ero iscritta all'università e cercando un appartamento da prendere in affitto ho concordato un appuntamento per vedere una casa. Quando mi sono recata all'indirizzo che la proprietaria mi aveva fornito, lei ha fatto finta di non vedermi. Dopo qualche minuto ha preso il telefono e ha composto il mio numero. Guardandola le ho detto, 'sì, Irene sono io'. Lei, dopo essere trasalita, mi ha subito congedato dicendomi che non affittavano a stranieri. Ovviamente non sono stata lì a spiegarle la mia storia".

Poi è andata meglio?
"Sì, certo - sorride - ma epiteti come 'cinesina' o 'cinese di merda' purtroppo sono stati ricorrenti nella mia esperienza. Quand'anche ero più piccola, lo stupore che provavano i bambini quando entravo in classe, sì anche quello poteva ferire.  Ci si sente diversi, anche se si impara a non darci più peso. Ma ora guardo i miei fratelli più piccoli e li vedo in un mondo già più integrato". 

Si parla di "ius soli", c'è una proposta di legge che rischia di non essere approvata dal Parlamento vista la legislatura ormai al termine. Tu, immigrata di terza generazione ma nata italiana, che ne pensi?
"Certamente sono favorevole, anche se si tratta di una questione complessa dove dare una risposta sintetica è quasi impossibile. Vorrei solo spostare l'attenzione sulla società reale. Paradossalmente ci vorrebbe un gran lavoro culturale finalizzato alla sensibilizzazione delle persone piuttosto che una legge, che costituisce comunque un gran un bel segnale. 
Dico ció perchè nonostante la mia famiglia sia perfettamente integrata in Italia da tre generazioni, i miei genitori hanno ottenuto la cittadinanza tramite iter molto complessi e tortuosi. Questo mio disagio riflette un vero e proprio bisogno della società attuale di avere un indirizzamento chiaro e preciso sul tema che, a mio parere, solo lo Stato puó dare".

Dopo la laurea in economia a Milano, il master a Londra e le prime esperienze nel mondo della moda. Poi sei tornata in Italia, perché?
"Perché io sono italiana ed è qui che vedo la mia vita".

Sul lavoro hai trovato difficoltà o particolari discriminazioni?
"Mi sono laureata una settimana fa e devo ammettere che sto mandando il curriculum alle aziende qua in Italia da tre mesi ma non ho ricevuto nessuna risposta, a Londra invece la situazione era diametralmente opposta. Voglio pensare che sia solo a causa del periodo estivo..."

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