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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

L' imMOBILITA'

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Un’altra rivoluzione che metterà probabilmente per altri 20 anni Pisa a ferro e fuoco. Del resto per scavare un inutile buco e distruggere una piazza ci sono voluti più di 10 anni e due giunte Fontanelli-Filippeschi, oltre ad un enorme sperperio di soldi.
 
Dopo le bufale da 1°Aprile (tipo People Mover) arriva il filobus da Piazza Vittorio Emanuele all'Ospedale di Cisanello,  La chiamano "mobilità dolce", la “busvia ecologica”, senza tenere conto dello scempio ambientale che procurerà la messa in opera di tale progetto. Sarà una nuova TAV (utta pisana) che ovviamente non troverà termine nei tempi previsti, come tutte le “cose” pisane, con tutte le conseguenze che ne deriveranno.

Ai consueti disagi, dell’uso dell’auto privata, della mancanza di percorsi alternativi, della mancanza di collegamenti e tanto altro, insomma alle carenze che a Pisa sono ormai incancrenite da tempo, si assommeranno dosi massicce di livelli di inquinamento per tutta la durata dei lavori.

Se consideriamo i “secolari tempi pisani” di realizzazione e di intervento, possiamo solo dedurne che il beneficio ecologico delle busvia, una volta terminata, sarà totalmente annullato dai tempi e dai modi della sua realizzazione.

Per dire, a Porta a Mare per la realizzare di una semplice rotatoria con sottopasso pedonale (anch’esso inutile), si è superato l’anno, ed ancora non è terminata.
 
Piazza Vittorio, quindi, sarà di nuovo martoriata, così pure le zone limitrofe, e Piazza Guerrazzi (che non trova pace), ma anche le vie di recente sistemazione; come, Via B. Croce, Via Matteotti, Via Bargagna e Via Cisanello, che dovranno ri-adeguarsi alle nuove esigenze. Così pure per le due recenti rotatorie al Ponte della Vittoria che dovranno essere smantellate, spostate e rifatte.

Senza considerare l’alto numero di piante di alto fusto, che decorano e abbelliscano quelle zone, e che saranno abbattute impietosamente, prime vittime di questo scempio urbanistico. A Pisa, infatti, non esistono regolamenti e tutele del verde pubblico, c’è solo la consolidata pratica dell’abbattimento facile. Di regolari potature, di nuove piantumazioni, di recuperi e di cure, proprio non se ne parla.
 
Eppure qualche tempo fa mi è capitato di avere sotto gli occhi un bel piano di lavoro per l’ampliamento del Ponte della Vittoria. Il progetto prevedeva la semplice realizzazione di due passerelle laterali, in struttura metallica leggera, poggiate sulle sporgenze dei pilastri ed ancorate ai fianchi del ponte stesso, tipo l’intervento attuato da FS Italia, alla “passerella” in San Giusto, per intenderci.

Oltre tutto, la particolare sagoma del ponte sulle rispettive sponde, sembra proprio indicare questo tipo di intervento. Con questa idea, semplice, funzionale ed economica, si sarebbe ottenuto il recupero dell’intera attuale carreggiata (inclusi i marciapiedi), consentendo così la realizzazione di una strada a quattro corsie, due per senso di marcia o la possibilità di una corsia preferenziale, mentre alle due ampie passerelle esterne il compito di veicolare pedoni e cicli.
 
Ma qui si punta a cantieri faraonici, e tutto il resto è medioevo. Pisa è in una situazione viaria a dir poco vergognosa, mancano strade, tangenziali, circonvallazioni, rotatorie, sottopassi.  Si lotta decenni e si sono fatti referendum per impedire il confluire del traffico verso il centro e poi, nel centro,  vi si costruiscono parcheggi o centri polifunzionali (sesta porta). Nella contraddizione domina il caos e l’incompetenza di una politica viaria allo sbando, votata come sempre, all’interesse personale e non certo a quello del cittadino.

Così come per le piste ciclabili, che iniziano e finiscono pericolosamente nel nulla, mentre una costellazione di passaggi a livello ci circonda a testimonianza solo della provata volontà all’immobilismo.  

Anche questa volta Galileo non ha lasciato eredi.

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