Cronaca

Centro per la cura della Labiopalatoschisi al Santa Chiara: i problemi di un centro d'eccellenza

Riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza che ci ha inviato una nostra lettrice

(foto d'archivio)

Presso l’ospedale Santa Chiara di Pisa esiste un’eccellenza italiana nel campo della chirurgia. Si tratta del centro per la cura della Labiopalatoschisi, malformazione congenita del labbro e del palato, che colpisce 1 su 1.000 nuovi nati. (https://www.aismel-labiopalatoschisi.it/page/il-centro-di-riferimento-di-pisa)

Il centro del Santa Chiara è diretto dal chirurgo plastico dott.Gian Luca Gatti assistito dal dott. Alessandro Giacomina. In questo centro è presente un team multidisciplinare che comprende logopedista, ortodontista, otorino e psicologo. Il team segue i bambini durante la crescita e attraverso le diverse tappe chirurgiche e i controlli successivi.

Inoltro un appello curato dai genitori dei bambini in cura presso questo centro:

"Il centro diretto dal Prof. Gatti, è diventato in questi ultimi anni il centro italiano che fa più interventi per questa patologia, raggiungendo circa i 250 interventi l'anno.
Oltre l'85% dei pazienti arriva da fuori regione e questo denota quanto siano ricercati dalle famiglie i professionisti di questo reparto.
Purtroppo però ci sono problemi irrisolti che stanno fortemente preoccupando le famiglie che si sono rivolte a questa struttura.
Le liste d'attesa sono diventate troppo lunghe e servirebbe da subito una terza giornata di sala operatoria, in quanto il protocollo chirurgico che si utilizza a Pisa ha dei tempi ben definiti oltre i quali si rischia di compromettere il miglior risultato ottenibile.
Inoltre il reparto ha bisogno di una continuità che la direzione dell'ospedale non ha ancora garantito, l'aiuto chirurgo continua ad avere contratti annuali che quando scadono ci mettono anche 6 mesi ad essere rinnovati e questo vale anche per l'ortodontista, che ha il contratto scaduto da ben 8 mesi e che da venerdì prossimo non sarà più presente durante le visite: dopo 8 mesi che lavorava gratis direi che fosse inevitabile che accadesse!!
Sono mesi che era stato promesso di iniziare anche a svolgere prestazioni ortodontiche mentre sino ad oggi l'ortodontista era solo presente alle visite di controllo senza però poter intervenire sui pazienti.

Servirebbe una collaborazione con l'ospedale Meyer, per poter permettere allo staff di Pisa di andare ad operare a Firenze i bimbi con patologie correlate, come ad esempio le cardiopatie, e su questo punto "a parole" sono tutti d'accordo (direttore generale dell'AOUP, direttore generale del Meyer, staff chirurghi di Pisa), ma dopo un anno non si è ancora mosso nulla ed i bimbi in queste situazioni restano in stand-by in attesa che si trovi una soluzione.
Servono studi scientifici, che dimostrino nero su bianco che la tecnica utilizzata è efficace e che non comporta problematiche al di sopra di percentuali tollerabili. In questa patologia, come in altre, queste cose sono essenziali.
Si sta gestendo il centro di riferimento come fosse il piccolo centro del passato in cui si operavano una ventina di pazienti all'anno: ma da 4 anni non è più così e quindi si chiede una programmazione a lungo termine, che permetta di dare continuità alla professionalità di questo reparto.
Non si può preparare un chirurgo per anni senza fornirgli un contratto che dia una garanzia che il chirurgo resti: perchè se si lascia senza contratto e senza soldi per 6 mesi ogni anno, è naturale che prima o poi vada a lavorare da un altra parte, costringendo a ricominciare la preparazione da zero con una nuova figura e inevitabili ripercussioni sulla qualità delle cure.
Questo è quello che sta accadendo anche con l'ortodontista e bisogna tenere in considerazione che l'ortodonzia, in questa patologia, è importante quanto la chirurgia.

Quindi ci ritroviamo con i genitori con bimbi piccoli che sono preoccupati per i tempi di protocollo che non è possibile rispettare, quelli con bimbi più grandi che si ritrovano abbandonati a se stessi nel momento in cui c'è bisogno di iniziare le cure di ortodonzia (dai 5 anni ai 20 anni), e non ultimo i medici dello staff che sono amareggiati per come vengono considerati dalla direzione e devono anche subire tutte le proteste delle famiglie, le quali ovviamente fanno riferimento a loro per questi problemi irrisolti".

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