Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

Licenziamenti Misericordia, Ciccio Auletta scrive a Benotto: "Eccellenza intervenga lei"

Il candidato sindaco di Rifondazione Comunista e della lista civica 'Una città in comune' ha scritto una lettera all'arcivescovo per chiedere di trovare una soluzione per i 40 lavoratori che rischiano di rimanere senza lavoro

Il candidato Francesco Auletta

Ha scritto all'arcivescovo Giovani Paolo Benotto il candidato sindaco della lista civica 'Una città in comune' e RIfondazione Comunista Francesco Auletta per soffermare la sua attenzione sulla drammatica situazione che sta vivendo la Misericordia di Pisa, dove 40 lavoratori rischiano di perdere il proprio posto di lavoro. Un vero e proprio appello quello di Auletta affinchè l'arcivescovo fermi i licenziamenti previsti.

Ecco la lettera che pubblichiamo integralmente:

"Le scrivo per manifestarLe tutto il mio sgomento e la tristezza che mi pervade nell’apprendere le drammatiche notizie riguardanti il prossimo licenziamento di 40 lavoratori della Misericordia di Pisa. Un dolore acuito dal fatto che l’organismo che sta prendendo questa decisione, l’Arciconfraternita della Misericordia di Pisa, da più di 700 anni rivolge incessantemente la sua opera di carità «a favore dei poveri, degli infermi, dei carcerati». Tutto ciò appare veramente un drammatico «segno dei tempi», tale per cui gli effetti di un sistema che produce ingiustizia, povertà, disuguaglianza non risparmiano nessuno, nemmeno chi ha sempre operato per migliorare la città in cui viviamo. Tutti noi proviamo un grande rispetto per questa meritoria attività.

Appartengo a un movimento che ha raccolto l’eredità di una cultura politica incentrata sui bisogni di chi deve lavorare per vivere e che oggi, nel XXI secolo, afferma l’inscindibile legame tra giustizia sociale e democrazia. Le scrivo perché so di poter trovare ascolto presso di Lei in nome di quel dialogo che il Concilio Vaticano II ha proclamato, avendo ben presente l’importanza per i lavoratori di documenti come la Mater et Magistra, sapendo che se il lavoro occupa un posto fondante nella Costituzione italiana lo si deve alle istanze del marxismo così come a quelle del personalismo cattolico.

Mi chiedo e Le chiedo: che ne sarà di questi 40 lavoratori e delle loro famiglie? Perché la Misericordia non trova nessun’altra strada per risanare la propria situazione economica se non quella di aggiungere dolore a dolore, povertà a povertà, come una qualsiasi altra azienda?

Nel solco tracciato da Leone XIII, Pio XI e Pio XII, Giovanni XXIII scriveva che il lavoro «deve essere valutato e trattato non già alla stregua di una merce, ma come espressione della persona umana. Per la grande maggioranza degli uomini, il lavoro è l’unica fonte da cui si traggono i mezzi di sussistenza e perciò la sua rimunerazione non può essere abbandonata al gioco meccanico delle leggi del mercato». E l’enciclica proseguiva affermando «che la ricchezza economica di un popolo non è data soltanto dall’abbondanza complessiva dei beni, ma anche e più ancora dalla loro reale ed efficace ridistribuzione secondo giustizia a garanzia dello sviluppo personale dei membri della società, ciò che è il vero scopo dell’economia nazionale». (M.M., § 10; § 61)

È in nome di questi valori condivisi che mi rivolgo a Lei perché, dall’alto del Suo prestigioso magistero, possa intervenire e chiedere ai responsabili della Misericordia di Pisa di trovare altre soluzioni per operare il suo necessario risanamento economico. Strade che continuino a dare speranza ai lavoratori, alle loro famiglie e a tutti coloro che a questa gloriosa istituzione regalano la loro opera di volontariato".

 

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