Cronaca

Misericordia, prosegue l'agitazione: una lettera distribuita davanti alle chiese della città

Dopo la giornata di sciopero e l'inizio del presidio permanente, i dipendenti della Misericordia proseguono la loro protesta e chiedono all'arcivescovo Benotto una ricollocazione in altri enti dei lavoratori in esubero

Prosegue la protesta dei lavoratori della Misericordia contro i 40 licenziamenti decisi dai vertici dell'Arciconfraternita per far fronte ad un debito milionario. Dopo la giornata di sciopero con corteo per le strade di Pisa lo scorso 24 maggio e il presidio permanente al Cep, i dipendenti hanno programmato per oggi un'altra iniziativa per far sentire la propria voce e soprattutto non far abbassare i riflettori sulla loro difficile situazione.

Oggi i lavoratori distribuiranno fuori dalle principali chiese pisane una lettera aperta indirizzata alla comunità cattolica perché sul loro conto, è scritto nella missiva, "si continuano a dire cose inesatte, e in certi casi platealmente false, per esempio affermando che rivolgiamo accuse gratuite verso l'Arcivescovado che noi abbiamo chiamato in causa solo perché rispetti gli impegni assunti con i lavoratori salvaguardando l'occupazione alla Misericordia".

Nella lettera si chiede esplicitamente all'arcivescovo Giovanni Paolo Benotto anche di impegnarsi per ricollocare parte dei dipendenti in esubero "nelle Misericordie del territorio, nella Primaziale, nelle residenze per anziani, società e fondazioni gestite da strutture cattoliche". In un intervento pubblicato nei giorni scorsi sul settimanale diocesano Benotto aveva detto "che solidarietà non può essere una parola vuota" e invitava tutti a farsi carico della situazione determinatasi alla Misericordia: "Prendiamo spunto dalle sue parole - si legge nella lettera firmata dai Cobas - per chiedere a lei e a tutta la Comunità cattolica pisana quali scelte vogliano sostenere a difesa dei posti di lavoro, quanti dipendenti saranno ricollocati e dove, per quale ragione le alte autorità morali della diocesi pisana non sono intervenute nel passato di fronte a operazioni immobiliari e finanziarie che hanno portato al dissesto la Misericordia di Pisa".

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