Martedì, 21 Settembre 2021
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J-Colors scrive agli attivisti Rebeldìa: "Facile essere anarchici, liberate lo stabile"

Dopo la richiesta di sgombero dell'ex Colorificio, occupato dal Municipo dei Beni Comuni, il presidente della J Colors scrive una lettera dai toni accesi agli attivisti di Rebeldìa che da mesi occupano lo stabile

Carlo Junghanns

È stata resa pubblica la lettera di Carlo Junghanns, attuale presidente della J Colors, che con toni accesi si è scagliato contro l'occupazione dell'ex Colorifico Toscano, occupato da Rebeldìa con lo scopo di ridare uno spazio sociale e culturale ai cittadini. La vicenda è ormai nota a tutti: ll Municipio di Beni Comuni (una rete di gruppi, associazioni e partiti politici facenti capo a Rebeldìa) ha deciso di occupare proprio l'ex Colorificio perché abbandonato da anni, ponendo fine ad anni di inattività.

Ma la J-Colors non ha mai accettato che lo stabile venisse occupato, anche se per fini sociali e senza scopo di lucro. Così dopo dopo varie denunce e richieste di sgombero, il presidente Junghanns ha deciso di inviare una lettera, motivando le ragioni dell'azienda e smentendo alcuni dati che Rebeldìa ha reso pubblici con "Rebelpainting", dove si spiegano le ragioni dell'occupazione e la storia dello stabile, con i motivi della sua chiusura e i conseguenti licenziamenti

"Sin dal giorno in cui vi siete introdotti di soppiatto nel nostro sito pisano - inzizia a scivere il presidente della J Colors - ho voluto seguire le vostre evoluzioni per scoprire sino a che punto la natura umana arriva a compiacersi delle debolezze e le giustifica in ogni modo possibile pur di soddisfare le proprie aspirazioni. Già prima dell'occupazione vi siete dati un gran da fare nel redigere un libercolo colmo di menzogne sulle nostre attività aziendali per crearvi un alibi ideologico ed una giustificazione per il furto che avete compiuto".

"Avete portato avanti l'occupazione di una proprietà privata per le vostre attività illegali ad un costo inesistente - continua Junghanns - E vi siete accattivati la partecipazione di varie associazioni ambientaliste, animaliste e quant'altro, in modo da costruire intorno a voi quell'alone di legittimità che però, come dimostrato dai vostri atteggiamenti, non vi appartiene".

Il presidente della J-Colors prosegue la sua lettera con una ricostruzione storica dell'azienda, che Rebeldìa ha poi smentito nella sua lettera di risposta . "Piuttosto che approfittare vigliaccamente della debolezza della  nostra azienda - conclude - provate anche voi a sottoporvi alle regole rispettate da ogni cittadino. Noi possiamo solamente appellarci allo Stato per far valere le nostre ragioni ed i nostri diritti. Le vostre azioni ci impediscono di disporre dei beni che non solo abbiamo pagato, ma che continuiamo a sostenere con il versamento annuale di odiate asse, come l'Imu. Esistono strumenti che consento ad associazioni portatrici d'interessi collettivi l'assegnazione di proprietà pubbliche senza invadere le proprietà private altrui. Oppure il vostro proposito è di mantenervi sempre fuori dei canoni legali convenzionali?".

Pronta la risposta di Rebeldìa che come primo punto controbatte sui dati del pisa occupazione-2Colorificio forniti da Junghanns, asserendo come la storia sia stata analizzata e documentata con professionalità da esperti e professori universitari di Diritto. L'associazione sottolinea anche che in caso di sgombero coatto, lo stabile rimarrebbe chiuso per anni "perchè il mercato non consente più di fare profitti con speculazioni edilizie che sono tra le principali cause della crisi economica mondiale". Con la chiusura dello stabile nessuna delle due parti rimarrebbe soddisfatta, motivo per cui l'associazione vuole trovare un punto d'accordo con la J Colors e l'amministrazione comunale.

"Le chiediamo di riprendere in considerazione l'ipotesi da noi proposta - avanzano da Rebeldìa - sul comodato d'uso sociale finché l'ex Colorificio rimarrà abbandonato. Se prevarrà uno spirito di ascolto e collaborazione si può arrivare ad una soluzione condivisa nel rispetto di tutti. Siamo certi che dopo aver letto la nostra lettera deciderà di ritirare la sua richiesta di sgombero e la invitiamo a visitare lo stabile per vedere come sia diventato bello dopo la riapertura. Sarebbe un motivo di orgoglio anche per lei".

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