Educare alle diversità: "No allo spauracchio 'gender', serve il sostegno delle istituzioni"

La lettera di alcune insegnanti, operatrici sociali e madri sul progetto finanziato dalla Regione Toscana e di titolarità della Società della Salute

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di alcune insegnanti, operatrici sociali e madri sul progetto di educazione alle differenze finanziato dalla Regione Toscana e di titolarità della Società della Salute.

"Sulla stampa e tra i banchi di scuola, comitati 'anti gender' hanno violentemente attaccato un progetto pubblico, finanziato dalla Regione Toscana e di titolarità della Società della Salute, in attuazione di una legge dello Stato, quella sulla Buona Scuola. In nome della presunta libertà di educazione, si attaccano gli interventi educativi sul bullismo e cyberbullismo, sulla dispersione scolastica, sull'educazione alla legalità, sulle pari opportunità.

Come lavoratrici della comunità educante, operatrici sociali, insegnanti, sociologhe, avvocate, comunicatrici e madri interveniamo esprimendo la nostra profonda preoccupazione per il livello di acredine con cui sono state delegittimate e vilipese le associazioni e le operatrici, impegnate nei percorsi di educazione al rispetto ed alla parità, attivati in 38 classi degli Istituti Comprensivi della zona pisana.

Non sentiamo di esagerare quando affermiamo che quanto è avvenuto è fuori dalla cornice del diritto. Come comunità educante quale siamo, pensiamo che questo precedente sia inedito e che renda sempre più vulnerabili ed insicure le professioni sociali, ora attaccate in modo sfrontato e senza il sostegno istituzionale e politico che loro spetta. Attaccando le professioniste, si attaccano saperi e competenze in tema di rispetto delle differenze e di cultura della parità, insegnamenti cruciali per intervenire efficacemente sulla violenza e sulla disparità di genere. Questo è un attacco grave al Servizio Pubblico e quello che è più preoccupante è il silenzio nel quale avviene. Silenzio proprio di chi, come ente pubblico, di questi servizi ne è titolare e promotore.

Si attaccano le insegnanti, la scuola e la sua autonomia, aprendo la strada ad ingerenze inaccettabili delle famiglie che attraverso l'esercizio del consenso informato, strumento illegittimo e incostituzionale, potrebbero sollevare obiezioni su una qualsiasi altra materia di insegnamento. Si attacca infine il senso alto dell'Istruzione Pubblica, che è costretta a rinunciare all'esercizio di fondamentali funzioni educative. Tutto questo è inaccettabile. Ed è ancor più inaccettabile il silenzio delle istituzioni col quale di fatto si legittima di esercitare violentemente un diritto individuale su un bene collettivo.

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Irene lancioni, Madre
Laura Sirotti, Sociologa
Lorena Conte, Insegnante e madre
Maria Francesca Zini, Insegnante
Maria Rosaria Lacatena, Assistente Sociale
Simona Marzilli, Madre"

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