Profughi, una lettera alle istituzioni: "Vogliamo una identità, ci sentiamo isolati"

I migranti ospitati nelle strutture di Tombolo e Piaggerta fanno presente la loro situazione. Intanto lunedì si è svolta la visita della Seconda Commissione. La presidente Ghezzani: "Rischiano di finire in depressione, serve l'accoglienza"

La struttua di Piaggerta che ospita i migranti

Una lettera che i profughi ospitati a Tombolo e nella struttura di Piaggerta hanno inviato a prefetto, questore, Comune e Provincia di Pisa per chiedere un cambiamento nelle loro condizioni. La riceviamo dal gruppo consiliare Una città in comune che afferma: "Dopo varie settimane finalmente su nostra richiesta la Seconda Commissione Consiliare ha fatto ieri pomeriggio un sopralluogo alla struttura di Tombolo. Più delle nostre parole, e delle denunce che da settimane facciamo sulla totale assenza di qualsiasi forma di coordinamento da parte della Società della Salute, possono forse le parole contenute in questa lettera che gli uomini che si trovano dentro questi stabili fatiscenti ci hanno consegnato". "Sarà difficile ora per tanti continuare a fare finta di nulla come è accaduto in questi mesi, tenendo questi ragazzi chiusi nella invisibilità - proseguono da Una città in comune - nelle settimane scorse abbiamo proposto di parlarne in Consiglio Comunale e dopo questo sopralluogo speriamo che ci sia la volontà di discuterne quanto prima per definire una serie di iniziative concrete che rispondano realmente alle esigenze che queste persone pongono da settimane".

Un cambio di rotta necessario anche per Simonetta Ghezzani (Sel), presidente della Seconda Commissione che ieri ha visitato la struttura di Tombolo dove attualmente sono presenti 16 persone e dove ieri, per l'occasione, si sono riuniti anche altri 12 migranti ospitati in località Cascine Nuove, un nucleo quindi di 28 persone gestiti dalla Provincia, mentre l'altro gruppo di Piaggerta è gestito dalla Società della Salute. "Durante la visita ci siamo resi ancora di più conto di come la zona di Tombolo non è adatta all'accoglienza, può andare bene nella prima fase di emergenza ma poi questi ragazzi hanno bisogno di un posto diverso, più vicino alla città". "Come Commissione cercheremo di attivarci con la Ctt per chiedere di incrementare le corse degli autobus, cercheremo poi di reperire biciclette così da migliorare la mobilità - prosegue Ghezzani - inoltre è nostra intenzione sollecitare il mondo dell'associazionismo per organizzare attività rivolte ai profughi, che, dopo i loro difficili trascorsi, rischiano di finire davvero in depressione". "Poi c'è il capitolo del cosiddetto Pocket Money, il contributo giornaliero che spetta ai migranti e che ora viene elargito solo sotto forma di beni - sottolinea Ghezzani - anche qui c'è bisogno di una revisione. Purtroppo è una continua emergenza perchè manca una programmazione di lungo periodo. Non è facile accogliere persone che arrivano all'improvviso: diventa difficile anche organizzare i controlli sanitari non appena sbarcati all'aeroporto".

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E tutta la voglia di vivere una vita normale traspare nella lettera scritta dai migranti e inviata alle istituzioni, una lettera in cui viene ripercorso il loro passato fatto di tanto dolore. "Ringraziamo il Governo Italiano per averci ricevuto e accettato in Italia - si legge all'inizio - stiamo cercando la protezione internazionale perchè alcuni di noi hanno seri problemi politici, altri sono rifugiati dalle guerre. Nel nostro viaggio abbiamo incontrato diverse difficoltà. Alcuni di noi sono stati trattati brutalmente negli altri paesi africani, alcuni hanno passato diverso tempo in prigione e alcuni hanno quasi perso le loro vite in mare". Chiedono un documento, "siamo in questo paese da due mesi senza un'identità", vogliono l'autonomia per "fare le cose senza l'aiuto della cooperativa", si sentono isolati e chiedono le 2,50 euro giornaliere, "questo denaro ci dovrebbe essere dato in contanti o con una carta di credito, così da poter comprare le cose da soli". "Per favore - concludono - abbiamo bisogno di un cambiamento, abbiamo bisogno del diritto di avere il nostro dottore e di andare in ospedale". Minacciano azioni estreme ma poi si dicono convinti di poter "risolvere la questione con la pace". Di guerre e violenze dopotutto ne hanno già viste anche troppe.

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