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Misericordia, arrivano le lettere di licenziamento: infuriati i sindacati

Venerdì mattina i dipendenti dell'Arciconfraternita pisana, che è alle prese con un debito di 12 milioni di euro, hanno ricevuto la drammatica comunicazione. Cobas: "Attiveremo gli uffici legali per impugnare i licenziamenti"

Prime lettere di licenziamento per i dipendenti della Misericordia di Pisa. Sono arrivate questa mattina e subito si è alzata la protesta dei sindacati. Furiosi Cgil, Cisl e Uil che avevano ottenuto per il 29 ottobre un incontro con l'arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto e speravano in un 'congelamento' della procedura di licenziamento almeno fino a quella data. ''Siamo sconcertati - hanno detto i sindacati confederali - da un epilogo che segna ancora una volta la totale irresponsabilità e insensibilità dei vertici della Misericordia pisana, ma anche di quei soggetti che non hanno fatto nulla affinché tutto questo non avvenisse. Ci aspettavamo almeno di poter affrontare la questione con l'arcivescovo prima che tutto questo fosse già deciso''.

Rincarano la dose anche i Cobas, sottolineando ancora una volta che "l'Arcivescovo è tra i responsabili morali e materiali di questi licenziamenti visto che in un anno mai ha voluto discutere di un piano di rilancio della Confraternita, per non parlare poi della Misericordia Toscana che ha dato il proprio sostegno ai vertici pisani e alla loro decisione di dismettere servizi, cancellando i due terzi degli attuali posti di lavoro".
"Sia ben chiaro - proseguono i Cobas - che ben poco è stato fatto dalle istituzioni locali, non a caso sono assenti le clausole sociali nelle convenzioni del trasporto sociale e sanitario gestite da Società della Salute e Azienda Ospedaliera. Da parte nostra attiveremo gli uffici legali per impugnare i licenziamenti proseguendo nelle iniziative di denuncia alla opinione pubblica di un operato scandaloso".


LA SITUAZIONE. La Misericordia di Pisa, lo ricordiamo, è in gravi difficoltà finanziarie, alle prese da due anni con un 'buco' di circa 12 milioni di euro e ha sempre respinto la richiesta di sindacati ed enti locali di adottare un contratto di solidarietà affinché i tagli del personale avessero un impatto sociale più temperato.
 

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