Cronaca Centro Storico

Aperture di locali di somministrazione in centro storico: "Non sono possibili divieti particolari"

L'assessore al commercio David Gay chiede una legge nazionale che regoli la situazione delle città universitarie, in quanto ad oggi non è possibile legislativamente limitare le aperture di singole categorie di locali di somministrazione bevande

Si può regolare l'apertura di nuovi locali di somministrazione, ma non si può decidere né di quali, né togliere un diritto precedentemente concesso. Dato il costante dibattito in città sull'apertura di esercizi di somministrazione alimenti e bevande in centro storico, il Comune di Pisa ha chiesto al dirigente del commercio Dario Franchini una scheda tecnica che potesse chiarire cosa effettivamente può fare l'Amministrazione nella gestione del territorio. La regolamentazione è specificata nella legge regionale 34/2007, che ha modificato il precedente Codice del Commercio (legge 28/2005) inserendo l'articolo 42bis, il quale fissa i "Requisiti per gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande". La nuova normativa segue le direttive stabilite dalle liberalizzazioni del Decreto Bersani del 2006.

Dario Franchini spiega che seppure per la legge è possibile fissare delle regole in base a "specificità delle diverse parti del territorio comunale" e "sostenibilità e qualità urbana", arrivando anche a stabilire "limitazioni nelle variazioni di destinazione d’uso e specifici divieti, vincoli e prescrizioni, anche al fine di valorizzare e tutelare aree di particolare interesse del proprio territorio", tutto ciò si riferisce all'insieme degli esercizi, non a particolari categorie. Ne deriva quindi per il dirigente che "non è assolutamente legittimo istituire particolari limiti, prescrizioni o divieti solo nei confronti di particolari tipologie di somministrazione, quali kebab o altri locali etnici".

Sarebbe possibile escludere la possibilità di nuove aperture rivedendo i parametri urbanistici, imponendo delle destinazioni d'uso vincolate. Una simile soluzione però finirebbe per creare disparità di trattamento e lascerebbe di fatto invariata la situazione, perché chi ha la destinazione potrebbe cedere l'immobile con lo stesso uso senza limitazioni, mentre chi volesse aprire un nuovo locale senza tale destinazione andrebbe incontro ad eccessive difficoltà limitanti la concorrenza e competitività. "In sostanza – spiega Franchini – nella medesima città i subentri in attività preesistenti sarebbero esentati dal rispetto dei suddetti requisiti e si creerebbe, quindi, una disparità di trattamento tra i subentri (esentati dai vincoli) ed i nuovi avvii di attività economiche che avrebbero maggiori difficoltà a reperire nuovi locali idonei".

"L’introduzione di specifici requisiti urbanistici – mettendo quindi in discussione tutte le destinazioni d'uso – comporterebbe una reimpostazione integrale del vigente regolamento urbanistico approvato nel 2001, e certamente la città di Pisa perderebbe l’attuale celerità nei cambi d’uso degli immobili, caratteristica che dal 2001, sta favorendo, più che in altre città, l’insediamento di nuove attività nel campo dei servizi, in genere, non solo di quelli a carattere commerciale".

Per questi motivi l'assessore al commercio David Gay ritiene che "sarebbe necessaria una modifica alla normativa in tema di liberalizzazioni per quanto riguarda i centri storici come il nostro; le 'licenze commerciali' consentivano alle amministrazioni non solo di programmare le nuove aperture ma anche di trovare un equilibrio tra i diversi utilizzatori del centro storico. Oggi, tra le pieghe della normativa, siamo riusciti ad impedire nuove aperture di locali di somministrazione sia nella zona di Piazza delle Vettovaglie sia, a mezzogiorno, fino alla Stazione. Ci auguriamo che il Parlamento possa intervenire con norme efficaci, ridando ai comuni la potestà di regolamentare questi fenomeni".

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