Luca Morelli nuovo presidente della Fondazione Arpa: "Mi impegnerò per onorare la memoria del professor Mosca"

Il professor Morelli, già figura di spicco all'interno della Fondazione creata dal defunto professor Mosca, continuerà a portare avanti i progetti del suo illustre predecessore

E' Luca Morelli il nuovo presidente della Fondazione Arpa. Morelli, quarantasei anni, al fianco del professor Franco Mosca da oltre venti, è Chirurgo Generale e Professore Associato all’Università di Pisa. La scomparsa lo scorso maggio del professor Mosca, eminente punto di riferimento per la comunità medica e accademica, nonché guida visionaria e tenace di Arpa, aveva lasciato un grande vuoto da colmare. La strada, tuttavia, era stata tracciata dallo stesso luminare poco prima di andarsene indicando in Luca Morelli il nuovo presidente della Fondazione: “Il professore - dichiara Morelli - se ne è andato chiedendomi di occuparmi della sua Scuola chirurgica e di intensificare il mio impegno nella Fondazione Arpa: potete immaginare quanto ardua ed impegnativa sia questa impresa, ma certamente ce la metterò tutta, per onorare la sua memoria e la sua fiducia”.

Morelli, già figura di rilievo all’interno del CdA di Arpa, collabora da anni a molte importanti iniziative dell’ente, grazie alla capacità del professor Mosca di saper individuare e coinvolgere le energie migliori della società ed anche per merito di una connaturata propensione a supportare il prossimo. “Ricordo con emozione ed affetto il Progetto Perù - prosegue il nuovo presidente - nel contesto del quale abbiamo potuto sostenere negli anni, studenti fino alla laurea in Medicina e Chirurgia. Al sostegno economico venuto dalla Fondazione, necessario per pagare l’Università a Lima, è seguito poi quello diretto mediante l’esperienza personale della missione in Perù, nel corso della quale è stato possibile offrire direttamente cure mediche gratuite ai più poveri e lavorare insieme al Dr. Homero Lopez, chirurgo protagonista del progetto”. È in queste situazioni, del resto, che si esprimeva al meglio il disegno illuminato del professor Mosca: dare voce a chi non poteva averne, offrendo un’opportunità di studio e formazione ai meritevoli, sia in Italia che nei Paesi in via di sviluppo. “Il dott. Lopez - ricorda ancora Morelli - ne è un chiaro esempio: una volta laureato e specializzato in chirurgia, ha iniziato a lavorare per la sua gente, ed ora dirige un reparto di Chirurgia a Huaraz, sulla Sierra Andina. Negli ultimi anni poi, sempre grazie al sostegno di Arpa, è anche venuto in Italia per perfezionarsi in chirurgia mini-invasiva e diventare uno dei primi chirurghi peruviani, con competenze anche in chirurgia robotica. Questo fluido interscambio è sempre stato alla base dell’agire e della crescita di Arpa”.

Ora resta un’eredità gravosa, da raccogliere e ampliare: “Proseguiremo con i progetti nel solco della mission tracciata dal professore, cercando di fare sempre meglio per onorare la sua memoria. Cercheremo di unire tutte le forze che ci hanno sostenuto in questi anni, continuando a seguire i nostri tre capisaldi: la ricerca, la formazione in ambito sanitario e la cooperazione umanitaria”.
La mission di Arpa prosegue, dunque, con rinnovate energie ed entusiasmo. Già da settembre, con un ulteriore potenziamento della squadra di Arpa, si inizierà a parlare di nuovi progetti da promuovere, affinché l’enorme patrimonio etico e professionale lasciato dal professor Mosca continui a vivere attraverso opere concrete. “Siamo uomini di scienza e medicina - precisa Morelli - e la Fondazione è sempre stata uno strumento particolarmente attento alle problematiche di ambito sanitario: sostenere la ricerca, la formazione in ambito medico, tendere una mano dove non arrivano gli enti pubblici. Continueremo a fare tutto questo”.

“Cosa mi ha lasciato il prof. Mosca? Difficile dirlo in poche parole. Il suo esempio innanzitutto.  Era un vero maestro - ricorda Morelli - i suoi insegnamenti non si fermavano solo agli aspetti 'tecnici' della professione, cioè alla tecnica e alla clinica chirurgica. Curava molto anche l’aspetto dei rapporti interpersonali con i colleghi e con i pazienti e invitava spesso a non interessarsi solo alla professione in modo stretto, ma a cercare di allargare gli orizzonti. Ecco, ci ha insegnato a occuparsi e preoccuparsi degli altri: lui si faceva carico delle persone”.

L’altro aspetto è quello della ferma determinazione e dell’energia inesauribile espressi dal professore durante la sua vita: “Un esempio incredibile - conclude Morelli - perché tanti dei suoi risultati li dobbiamo non solo alle sue capacità manageriali ed alle sue idee, ma anche alla sua tenacia, fuori dal comune. Era un uomo che non si arrendeva mai. Si tratta di grandi qualità che vorrei rimanessero capisaldi da tramandare anche ai più giovani: lui sicuramente ha cercato di passarci tutto questo. Continuiamo nel solco tracciato, coltivando questo spirito con rinnovate energie”.

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