Emergenza, strutture educative private in crisi: "Esclusi dal dibattito sulla ripartenza"

E' nato un movimento nazionale che raduna tutte le strutture private attive nell'ambito dell'educazione, della ricreazione e dell'assistenza. Silvia Pulvirenti, referente della Regione Toscana, spiega le criticità di queste realtà

Le strutture educative e ricreative private della Toscana tornano a lanciare il loro grido d'allarme all'indomani dell'avvio della 'fase 2' dell'emergenza da Coronavirus. Dopo aver sottolineato le improvvise difficoltà incontrate con l'inizio del lockdown, le realtà private rinnovano le loro istanze e segnalano problematiche ulteriori. A farsi carico di questa situazione di disagio è Silvia Pulvirenti, titolare della ludoteca 'Staff del divertimento' di Fornacette e referente regionale di un movimento nazionale che sta coinvolgendo moltissime strutture private. "Nel giro di poco tempo, attraverso una coordinazione capillare, il movimento ha raccolto oltre 400 ludoteche, doposcuola e parchi gioco privati di tutte le regioni" spiega Pulvirenti. "Ci siamo già rivolti a tutte le istituzioni di ogni livello: locale, regionale e nazionale. Chiediamo una cosa molto semplice: considerazione e visibilità".

Pulvirenti spiega che "fin dall'inizio dell'emergenza, le strutture private sono state messe in un angolo e praticamente dimenticate da chi deve organizzare la ripartenza del settore scolastico e dell'educazione". "Basta leggere tutti i Dpcm emanati e le ordinanze regionali e comunali: si parla della scuola pubblica, mentre le altre realtà non vengono mai menzionate". Presi in contropiede dalla pandemia come il resto delle imprese, le strutture private si sono già rassegnate a riaprire le porte a settembre, "anche se ogni giorno che passa significa una realtà in più che getta la spugna. Ormai non conto più i messaggi di colleghi esasperati che mi comunicano che non riapriranno più".

Le strutture private rivendicano un ruolo di primo piano, paritario rispetto alla parte pubblica, nel settore dell'educazione: "Adesso che moltissimi genitori sono tornati al lavoro, riceviamo molte richieste di aiuto. Ma purtroppo siamo obbligati a rispondere che non possiamo, perché nei progetti abbozzati a livello regionale e nazionale non veniamo considerati". Pulvirenti aggiunge che "qualche giorno fa siamo stati invitati a partecipare al tavolo regionale per il 'Cantiere scuola Toscana'. A fronte dell'impegno a coinvolgerci ulteriormente, corrispondono scarsissimi fatti: non c'è alcuna azione concreta che prevede un sostegno effettivo nei nostri confronti". Le imposte locali, gli affitti, le utenze e i dipendenti messi in cassa integrazione: nel calderone del rebus di come ripartire ci sono queste pesanti problematiche da risolvere.

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"Tutti i miei collaboratori sono in cassa integrazione - ammette Pulvirenti - ma per il momento nessuno ha ricevuto un euro. Programmare la riapertura a settembre diventa veramente complicato. Occorrerebbe sospendere e rateizzare i mutui, gli affitti, i finanziamenti, e contemporaneamente garantire l'accesso a fondi di solidarietà e liquidità per alleggerire questi mesi di chiusura e la ripartenza. A parole questi aspetti sono garantiti dalle istituzioni, ma per il momento non ci sono azioni concrete in questa direzione. Siamo invisibili agli occhi di chi dovrebbe aiutarci". Per quanto riguarda la Regione Toscana, Silvia Pulvirenti conclude che "sono allo studio varie iniziative per rispondere alle necessità delle famiglie per la 'fase 2' dell'emergenza e speriamo di farne parte. Alcuni Comuni parlano di aiuti per gli affitti, altri di aiuti per il settore educativo, purtroppo però al momento tutto ciò che è stato stanziato dalla Regione ci ha escluso in quanto privati non accreditati".

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