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Un momento della manifestazione (Foto Andrea Battaglia)

Un momento della manifestazione (Foto Andrea Battaglia)

A Pisa il corteo delle Giubbe Rosse: sono sempre "incalzatissime"

Sabato scorso, le "Brigate Teatrali Omsa" con donne e uomini in giubba rossa, hanno sfilato per le vie di Pisa raccontando la storia delle 350 operaie licenziate da un giorno all'altro da una fabbrica di Faenza

Tutto parte da una storia vera che vede come protagoniste 350 donne operaie, licenziate da una fabbrica di Faenza in cui come raccontano hanno versato "lacrime e sudore". Una posto di lavoro che hanno visto svanire da un giorno all'altro. La fabbrica esiste ancora, ma altrove, più precisamente in Serbia.

Una storie come tante, purtroppo. E come spesso accade in queste storie sono proprio le donne a pagarne il prezzo più alto: inserite nel mondo del lavoro attraverso forme contrattuali instabili ed atipiche. Dopo giorni e notti di presidi davanti ai cancelli dell'Omsa di Faenza e il boicottaggio dei prodotti che dal web si è propagato in tutta la penisola, le operaie si sono incontrate con attori e attrici, improvvisate e professioniste, delle compagnie Teatro Due Mondi e De l’Unitè.

Sono nate così le "Brigate Teatrali Omsa" che portano in giro per l'Italia questa storia. "È un teatro che racconta di chi è stata spremuta e gettata quando non serviva più - afferma Rachele Ledda, una delle organizzatrici dell'evento -  ripartendo proprio dalla figura del corpo, che il Capitalismo prosciuga fino a che non è più produttivo. Quel corpo viene così trasformato dall'arte di strada, ridandogli senso e dignità. Un corpo che eccede, scomodo, rivoltoso".giubbe rosse preparazione

Sabato 10 marzo, le Giubbe Rosse hanno sfilato per le strade di Pisa, ospitate dalle associazioni Casa della Donna e Tilt. In un corteo-spettacolo, lungo la città, gli attori delle Brigate Omsa hanno portato una nuova sfida: raccontarsi con il teatro. Donne e uomini in giacca rossa, pantaloni e gonne neri corrono, marciano, abbracciano passanti e si stendono a terra come morti.

"Hanno urlato e raccontato la storia delle 350 operaie, licenziate da un imprenditore che sfrutta la crisi per fare i propri interessi - dice Rachele, spiegando la manifestazione - senza che vi sia una legge che lo impedisca né alcun vincolo morale. Una nuova forza per la lotta, in un momento in cui governanti e padroni si alleano e tentano con lucidità chirurgica di schiacciare tutto ciò che è stato duramente conquistato con decenni e secoli di lotte sindacali e civili".

"Licenziata" è la parola che fa marciare l'insolito corteo, che poi tanto insolito non è.

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