Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca Centro Storico / Viale Francesco Bonaini

Fridays For Future di nuovo in piazza: "Chiara senza ENI è meglio di ENI"

Gli attivisti pisani hanno effettuato un presidio in piazza Vittorio Emanuele per poi spostarsi presso la sede ENI di viale Bonaini

Dopo il presidio in piazza dei Miracoli, gli attivisti pisani di Fridays For Future si sono dati appuntamento ieri, venerdì 24 gennaio, in piazza Vittorio Emanuele, in concomitanza con altre venti città italiane, per denunciare le politiche dell’Ente nazionale degli idrocarburi.
Dopo piazza Vittorio gli attivisti si sono spostati davanti alla sede ENI in viale Bonaini, leggendo le cifre che ENI investe in combustibili fossili, a fronte di quelle, molto più esigue, per le rinnovabili.

"“Eni + Silvia è meglio di Eni'. La campagna 2019 'Eni +1' è battente - commenta Samuel Petek - siamo circondati da spot, cartelloni, banner, eventi, inserzioni pubblicitarie, che raccontano scenari di 'decarbonizzazione', 'economia circolare', 'sostenibilità', e di come Silvia 'a casa è attenta a non sprecare acqua e chiude i rubinetti quando fa la doccia', Chiara 'usa l’auto il meno possibile', e Luca 'ricicla sempre la plastica'. Ma la realtà è molto diversa. ENI continua a scommettere sul fossile, come dimostrano conti e investimenti, e i suoi interessi sono altri rispetto a Chiara, Silvia o Luca e 'tutta un’altra energia'".

"Secondo il rapporto di Legambiente uscito a fine 2019 infatti, Eni entro il 2022 prevede oltre nuovi 140 siti di estrazione - proseguono da Fridays For Future - nel 2018 ha raggiunto il record di estrazione di 1.9 milioni di barili di petrolio al giorno. L’azienda investe 6,5 miliardi di euro all’anno nelle fonti fossili, mentre l’investimento nelle rinnovabili è meno dell'1% del totale".

"Eni emette 43 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, collocandosi al trentesimo posto tra le aziende più inquinanti - commenta un altro attivista, Bruno Fracasso -  per questo la sua è un’operazione pubblicitaria scorretta e oltraggiosa, che suggerisce tra l’altro che basti chiudere l’acqua del rubinetto per salvare il pianeta, dimenticando le enormi responsabilità che le aziende del fossile e delle istituzioni che le sussidiano hanno in questo disastro". “E l’oltraggio non si ferma qui - prosegue - ENI ha di recente concluso un accordo con l’Associazione Nazionale Presidi per formare i docenti delle scuole sulla sostenibilità. Siamo al paradosso: l’azienda che figura al 30° posto nella classifica dei maggiori emettitori di CO2 ed è responsabile di devastazione dei territori in Italia e nel mondo dovrebbe insegnare la sostenibilità. Dopo aver messo le mani sulle fonti fossili, sugli ecosistemi, sugli habitat marini e terrestri, sulla flora e sulla fauna, e spesso anche sugli interessi politici, non si può consentire che ENI si impossessi anche delle reti del sapere e della conoscenza per propagandare un modello di sviluppo fasullo e coercitivo. Il Ministero e l’Associazione Nazionale dei Presidi ci ripensino”.

Così, nella notte sono apparsi a Pisa manifesti che raccontavano un’altra storia, e di come 'Chiara senza ENI è meglio di ENI', perché 'Chiara vuole azzerare le emissioni di CO2', mentre ENI 'produce due milioni di barili di petrolio al giorno'.

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