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Crisi Covid: imprenditori e commercianti pisani manifestano sotto la Torre

Una lunga catena umana formata dai lavoratori del terziario ha espresso il proprio grido di allarme. Rappresentanti di Confcommercio e Confesercenti dal prefetto Giuseppe Castaldo

Una lunga catena umana, collegata dallo sconforto per un'emergenza che non molla la sua presa e una crisi economica che sta menando fendenti duri e sempre più difficili da incassare. Questa mattina, 1 marzo, gli imprenditori e i commercianti di tutto il settore terziario di Pisa e provincia si sono riuniti sotto la Torre, in Piazza dei Miracoli, per far sentire forte il loro grido di allarme per una situazione che, ormai da un anno, ha letteralmente messo in ginocchio una delle 'locomotive' dell'economia del Paese.

Il sit-in di protesta ha unificato tutte le principali piazze toscane grazie alla collaborazione di Confesercenti e Confcommercio, che si sono recate in Prefettura, dopo la manifestazione, per consegnare al funzionario Giuseppe Castaldo una lettera di richieste indirizzata al Governo. All'ombra del Duomo la presidente di Confcommercio Provincia di Pisa Federica Grassini ha affermato: "Lo scorso 30 ottobre avevamo manifestato, sempre qua, per far sentire alle istituzioni il nostro allarme. Da quel giorno nulla è cambiato: la gestione dell'emergenza, in relazione al comparto produttivo, continua a essere deficitaria".

Le ha fatto eco il presidente di Confesercenti area pisana Luigi Micheletti: "Le associazioni di categoria non faranno mai un passo indietro e si faranno sempre portavoce del malessere del terziario. Non intendiamo certamente giudicare o commentare il piano sanitario messo in campo, ma abbiamo il diritto di evidenziare tutte le storture proposte per assistere l'economia. Con gli arcinoti ristori è stato risarcito appena il 3% delle perdite sofferte nel fatturato: una cifra irrisoria, a fronte di uscite costanti e mai arginate".

Grassini ha sottolineato anche "l'assenza di dialogo tra il Governo e i rappresentanti del settore terziario. E' mancato un confronto diretto tra chi ogni giorno alza la saracinesca del proprio negozio e i decisori: chiusure e aperture stabilite con poche ore di preavviso non hanno fatto altro che rendere ancora più complicata la sopravvivenza delle aziende". E ha aggiunto: "La programmazione in questo modo è impossibile. Si amplia soltanto il divario e lo scollamento irreversibile tra il tessuto commerciale e la politica".

"L'unica soluzione realmente vincente in questa crisi - hanno chiosato Grassini e Micheletti - è una campagna vaccinale forte, rapida e ben organizzata. Soltanto mettendo in sicurezza le persone si potrà far ripartire l'economia. Non è chiudendo a singhiozzo le attività che si salvaguarda la salute di persone che chiedono soltanto di lavorare. E accanto a questo servono risarcimenti parametrati sulle reali perdite delle imprese, non misure generiche applicate su cifre forfettarie che non rispecchiano i problemi delle aziende". I due referenti di Confcommercio e Confesercenti a sostegno di questa richieste hanno portato anche i numeri della crisi: "Al 31 dicembre hanno chiuso definitivamente 1400 imprese. Ma ancora più drammatico il fatto che ben 7500 aziende toscane sono inattive: vale a dire si tengono in vita esclusivamente grazie al blocco dei licenziamenti. Quando questa misura verrà cancellata, salterà completamente il banco".

Anche il sindaco Michele Conti è sceso in piazza per portare la vicinanza dell'Amministrazione: "La situazione è molto complessa. Le attività commerciali sono in gravissima difficoltà e sono state lasciate sole da un sistema di ristori fallimentare. Condivido il loro grido di allarme, così come la richiesta di accelerare sul programma vaccinale. Soltanto attraverso questa strada si potrà rimettere in moto tutti i comparti dell'economia: nel caso specifico di Pisa, senza la ripartenza del turismo il tessuto economico cittadino rischia di collassare definitivamente".

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