'A corsa' tra le vette più alte d'Europa: l'impresa di Marcello e Francesco

Due pisani hanno partecipato alla 'Petite trotte à Léon', una delle prove di montagna più dure al mondo

Una marcia non competitiva di oltre 300 km e 25mila metri di dislivello da percorrere, in un tempo massimo di 155 ore, su sentieri non battuti intorno al Monte Bianco, passando per Francia, Svizzera ed Italia. E' l'impresa compiuta da Marcello Villani, 45enne informatico, e Francesco Saviozzi, 40 anni, tassista, entrambi residenti nel comune di San Giuliano Terme. La competizione si chiama PTL (Petite trotte à Léon) e si è svolta dal 27 agosto al 2 settembre scorso con partenza e ritorno a Chamonix (Francia). 

"Il percorso della PTL - spiega Marcello Villani - cambia di anno in anno, ma il concetto è sempre il solito: squadre di due o tre persone attraversano ambienti montani pressochè incontaminati usando cartina, GPS e buon senso per orientarsi e proseguire. Non ci sono bandierine da seguire, spesso nemmeno sentieri. C'è una traccia, una linea sulla mappa, talvolta rossa, talvolta gialla, talvolta nera a seconda della difficoltà del percorso. Noi siamo riusciti a compiere questa impresa in 150 ore".

Una prova da 'superuomini' in cui fare i conti, per 6 notti e 7 giorni, con freddo, caldo, nebbia. "Non c'è nulla di scontato alla PTL. Delle 150 ore di durata della prova - prosegue Marcello - ne abbiamo dormite complessivamente 6, circa un'ora a notte, a volte perfino in terra. Le notti in montagna sono belle, meravigliose. Quasi tutte. Ci sono però anche quelle notti che vorresti finissero subito, con freddo, gelo e nebbia. Quelle sono dure, portano via tanto: guardi l'orologio e provi a contare le ore che ti separano dall'alba".

C'è poi la fame da gestire. "Il percorso è fuori dai canonici sentieri - continua Marcello - non ci sono rifugi per ore ed ore, non ci sono paesi, non ci sono ristori. Si consumano oltre 10mila kcal al giorno e non è uno scherzo reintrodurle. Un giorno su una strada vediamo un camper, una signora esce e ci guarda. Io col mio francese traballante chiedo se ha qualcosa da mangiare. Ci danno due wafer, uno a testa. Credo di non aver mai mangiato nulla di così buono". E la stanchezza. "Ogni tanto ci fermavamo - racconta Marcello - e giravamo dei brevi video da inviare ai nostri amici; video che facevano ridere sì, ma che anche davano l'idea di cosa stessimo facendo. Erano utili per noi, per rilassarci e per i nostri amici che ci incitavano ad andare avanti".

E poi ci sono anche gli incidenti "che in montagna, purtroppo, succedono sempre. E' capitato anche alla PTL. Un giorno una ragazza ha messo male un piede nel tentativo di guadare un fiume ed è stata portata via dalla corrente, 'volando' per una trentina di metri. Noi le siamo subito corsi dietro provando ad aiutarla per quanto nelle nostre possibilità. Non siamo medici, io ho un'infarinatura di primo soccorso, ma i manichini non ti dicono, mentre gli tieni la mano, 'io non voglio morire'. Abbiamo fatto il possibile, compreso 'scuotere' il compagno dell'infortunata. Tramite il Gps abbiamo poi chiesto l'intervento dell'elisoccorso e siamo ripartiti. Fortunatamente la ragazza ora sta bene ed è in fase di guarigione".

Insomma un'esperienza unica, che ha segnato profondamente i due 'avventurieri'. "Alla partenza - racconta ancora Marcello - conoscevo un Francesco, all'arrivo ne conoscevo un altro. Appena partiti abbiamo iniziato anche un viaggio interiore, pieno di dubbi, idee, fantasie e sogni. Man mano che i chilometri passavano ci conoscevamo sempre di più. Idealmente eravamo lui il motore ed io il volante. Lui dava il ritmo, inesorabile, io tracciavo la rotta più precisa possibile. Ci siamo continuamente confrontati su tutto, dalla fame alla stanchezza, e siamo sempre stati sinceri l'uno con l'altro. Dovevamo esserlo per riuscire in questa impresa. Abbiamo sviluppato una grandissima forma di rispetto l'uno per l'altro. E questo è forse il dono più grande che ci ha lasciato questa avventura".

Marcello e Francesco si conoscono da diversi anni, ma il loro rapporto si è consolidato a partire dal 2016. "Entrambi siamo soci Cai - continua Marcello - e facciamo questo sport da una decina di anni. Ci incontravamo spesso sui sentieri dei Monti Pisani, ma non ci conoscevamo più di tanto. Poi nel 2016 abbiamo partecipato insieme al 'Tor des Geants', una prova simile a quella che abbiamo affrontato nelle settimane scorse, e da allora la nostra conoscenza si è approfondita. Proprio alla fine del Tor des Geants Francesco chiese alla sua compagna di sposarlo".

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