Morto sul lavoro a Pontedera, cordoglio di sindacati e istituzioni: "E' emergenza sicurezza"

Solidarietà espressa alla famiglia della vittima, il presidente della Regione Enrico Rossi: "Morte inaccettabile"

Immagine di archivio

La morte di Fabio Cerretani, 54enne di Montopoli rimasto coinvolto nell'incidente di stamani 23 settembre all'impianto Revet di Gello, ha scosso molto sindacati ed istituzioni, sia locali che regionali, che dopo aver fatto le condoglianze alla famiglia ed agli amici parlano di una vera e propria emergenza sicurezza sul lavoro.

Il sindaco di Pontedera Simone Millozzi ha spiegato che "sono in corso gli accertamenti delle autorità per verificare le dinamiche. Voglio esprimere il cordoglio e la vicinanza della città di Pontedera alla famiglia. Non si può né si deve morire lavorando: il cammino per la sicurezza sui luoghi di lavoro è ancora lungo ma un obiettivo da coltivare con ogni mezzo ed ogni sforzo".

Più duro il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che parla di una "morte inaccettabile. Troppe le vite spezzate durante i turni di lavoro. In Italia negli ultimi sette mesi sono morte sul lavoro quasi tre persone al giorno. Per la prima volta da 25 anni, da gennaio a oggi, le morti bianche sono aumentate più del 5%. E' riduttivo ricondurre questi drammatici dati a una ripresa dell'economia in base alla quale più si lavora più si rischia l'infortunio. Da parte di alcune imprese sono invece mancati spesso gli investimenti, sia nella formazione che nella sicurezza, percepiti come costo inutile".

Insiste sul tema anche il presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani: "Questa drammatica vicenda deve spingere ancora di più le istituzioni a tutti i livelli e per le rispettive competenze ad impegnarsi per la sicurezza sul lavoro che rappresenta la priorità assoluta rispetto ad ogni altro valore. Quella delle morti bianche è un'emergenza nazionale che deve rimanere costantemente all'attenzione di tutti. Le istituzioni non devono abbassare la guardia".

Il Sindacato Generale di Base di Pisa e provincia: "In soli 7 mesi, in Toscana, sono stati ben 42 i morti sul lavoro e centinaia gli infortuni, numerosi dei quali con danni permanenti e invalidanti. La Toscana non è un'isola felice, al di là delle mere statistiche registriamo un elevato numero di infortuni e di morti in ogni settore, non solo quello industriale. Le cause sono innumerevoli, dalla assenza di controli, derivanti dai tagli governativi che hanno ridotto gli organici degli uffici tecnici Asl, al mancato rispetto delle normative inerenti la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. A livello mediatico, al di là delle statistiche, non c'è la dovuta attenzione al problema, intanto si continuia a lavorare con paghe orarie sempre più basse e i costi relativi alla sicurezza ridimensionati o addirittura omessi per non aumentare i costi degli appalti e delle lavorazioni".

Loris Mainardi, Filctem-Cgil Pisa: "Oggi ancora una volta siamo sgomenti per l'ennesimo incidente sul lavoro, oggi ancora una volta siamo ad assistere impotenti all'ennesima morte bianca ma che di bianco non ha niente. Saranno fatti tutti gli accertamenti e approfondimenti per conoscere le dinamiche di questo tragico incidente, resta il fatto che quando accade questo, siamo tutti sconfitti, tutti. In una società civile, in una società avanzata non è ammissibile morire di lavoro. Quello che tutti facciamo per prevenire non è abbastanza, non è sufficiente. Oggi non è il giorno per fare polemiche, oggi è il giorno del dolore, dolore che deve far riflettere tutti su come evitare questi incidenti, non ridurli perché anche se morirà una persona sola di lavoro, sarà comunque inaccettabile".

L'Unione Sindacale di Base: "Siamo davanti alla Revet. Stamani abbiamo dichiarato sciopero, nei prossimi giorni proseguiremo con le mobilitazioni. Non possiamo accettare che questa situazione continui. Le condizioni di lavoro vedono ritmi sempre più pesanti, pause sempre più ridotte, numero di addetti all'osso. Accordi al ribasso che in tutti questi anni hanno aperto le strade a privatizzazione e sfruttamento . Quando in primo piano c'è la ricerca del massimo profitto la sicurezza è un orpello".

I Cobas Lavoro Privato: "Al dolore per l'ennesimo incidente mortale di un lavoratore segue la rabbia per lo stillicidio che deriva dalla mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro. Anche se le motivazioni della morte di Cerretini non sono ancora state chiarite, ci corre l'obbligo di manifestare la nostra viva preoccupazione per quello che accade quotidianamente sui cantieri e nelle fabbriche, dove siamo presenti. Le istituzioni non se la possano cavare con un semplice comunicato: i Comuni, perché non mettono a disposizione personale per il controllo dei cantieri edili dove le cadute dall’alto sono le più frequenti? La Regione Toscana sta sconquassando il sistema ASL di controllo e prevenzione, mettendo ingegneri dove, invece, sarebbero indispensabili dei buoni e preparati medici, che abbiano la cultura del lavoro e siano in grado di intervenire con una numerosa squadra di funzionari che possa coprire tutto il territorio. Le imprese, da parte loro, sanno bene quali sono i costi della sicurezza, e se possono li evitano. Poi, una mattina accade che Fabio Cerretini muore sotto una pressa della Revet, e tutti si risvegliano".

La Rete dei Comunisti di Pisa parla di "un'azienda a controllo pubblico, amministrata da un gruppo di manager che mettono in pratica, sulla pelle dei lavoratori, le logiche del massimo profitto, a discapito della sicurezza e della salute dei lavoratori, coadiuvati da una legislazione ferocemente antioperaia. Di fronte a questa strage le dichiarazioni di politici, amministratori e sindacalisti confederali collusi assumono le caratteristiche della più cinica ipocrisia, dato che le loro responsabilità dirette sono evidenti e facilmente rintracciabili nella legislazione nazionale, regionale e locale, negli accordi aziendali, nella riduzione delle risorse e del  personale preposto ad esercitare funzioni di controllo all’interno dei luoghi di lavoro: Direzione Provinciale del Lavoro, Vigili del Fuoco, Azienda Sanitaria Locale".

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