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Martedì, 25 Gennaio 2022
Cronaca Santa Croce sull'Arno

Morto sul lavoro a Santa Croce sull'Arno: i sindacati urlano ancora un "Basta"

L'ennesimo incidente costato la vita ad un lavoratore nella mattina di sabato torna a far alzare la voce ai sindacati

“Il giorno della manifestazione di Cgil Cisl e Uil a Roma contro tutti i fascismi, partecipata, sentita e democratica, è stato funestato dagli ennesimi incidenti sul lavoro. In uno di questi ha perso la vita a Santa Croce sull'Arno un operaio di 47 anni". Interviene Mauro Fuso, segretario generale di Cgil Pisa, sul dramma che si è verificato ieri mattina in un'azienda di materiale edile dove ha perso la vita Vincenzo Garone, residente a Santa Maria a Monte, travolto da un escavatore. "Una famiglia piange ancora un morto di lavoro in questa macabra e infinita sequenza di vite umane perse - afferma Fuso - la Cgil di Pisa si stringe intorno alla famiglia in un abbraccio che urla di nuovo basta, basta morti sul lavoro. Le ultime misure adottate dal Governo sono importanti, ma comunque insufficienti in una striscia nera che si allunga di giorno in giorno. Tutti dobbiamo operare con coscienza e con strumenti adeguati per porre fine ad una strage continua. Prima di tutto ponendo al centro la vita e la sicurezza della persona prima del profitto e di qualsiasi altro interesse economico”.

"Ormai ci siamo assuefatti anche alle morti sul lavoro, note di cordoglio e la solita retorica sindacale, le frasi di circostanza, le solite richieste destinate a infrangersi nel muro di gomma istituzionale e dei mass media - denunciano dal Cub Pisa - negli anni cinquanta e sessanta infortuni, morti e malattie provocarono una strage ancor maggiore spesso taciuta nel nome del boom economico, della ricostruzione post bellica prima. Nacquero allora le prime legislazioni attente al corretto funzionamento delle macchine, solo negli anni novanta del secolo scorso la attenzione del legislatore è passata dai macchinari agli esseri umani. Ma nel frattempo sono iniziati i feroci attacchi alla legislazione del lavoro, i contratti sono diventati sempre più precari, i salari diminuiti e il potere di contrattazione sceso ai minimi termini. Le scelte operate dai sindacati cosiddetti rappresentativi sono avvenute all'insegna della subalternità ai datori di lavoro, il testo unico sulla sicurezza è stato soggetto a continui stravolgimenti per depotenziare gli aspetti sanzionatori a carico dei datori".
"Nel giorno in cui il Governo da via libera al decreto sulla sicurezza, nel nostro Paese sono state registrate ben quattro morti, siamo alquanto scettici davanti al solito decreto che non entri nel merito della organizzazione produttiva senza per altro aggredire con forza le reali cause degli infortuni e  delle malattie che sono legate anche all'innalzamento dell'età lavorativa, all'incremento dei ritmi, alla subalternità del sindacato all'azienda, alla assenza di reali controlli dei siti produttivi e alla possibilità di monetizzare le inadempienze riscontrate . Poi mancano i fondi statali per ammodernare le macchine e gli strumenti di lavoro - proseguono dal Cub - ci pare evidente cogliere delle analogie con quanto accaduto negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso quando Confindustria e sindacati confederali erano interessati alla ripresa economica delle aziende e al profitto più che alla salute dei lavoratori e delle lavoratrici. Se non si affronta questo problema rischiamo solo di produrre interventi legislativi destinati a fallire come saranno inutili le richieste di aprire immediatamente un tavolo di confronto per la sicurezza sul lavoro con tutte le istituzioni, altra richiesta di routine dei sindacati rappresentativi. Nella crisi economica e pandemica si ridurranno i posti di lavoro alimentando la precarietà occupazionale e salariale, infortuni e morti sono cresciuti anche nei mesi di lockdown - concludono - per questo non possiamo accontentarci del cordoglio e degli interventi istituzionali che non affrontano le reali cause di questa strage".

 
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