Moschea: il Mibact ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar

A renderlo noto i parlamentari del Pd, Stefano Ceccanti, Susanna Cenni, Lucia Ciampi e Valeria Fedeli, che chiedono al ministro Franceschini di ritirare il ricorso

Il 15 giugno scorso l'Avvocatura dello Stato, per conto della Soprintendenza competente e del Ministero dei Beni Culturali, guidato da Dario Franceschini (Pd), ha deciso di impugnare davanti al Consiglio di Stato la sentenza del Tar della Toscana sulla moschea. Lo rendono noto quattro parlamentari del Partito Democratico, Stefano Ceccanti, Susanna Cenni, Lucia Ciampi e Valeria Fedeli, che chiedono al ministro Franceschini di ritirare il ricorso.

"Abbiamo presentato un’interrogazione al ministro Franceschini - affermano i 4 parlamentari - perché dopo la chiara sentenza del Tar Toscana motivata in relazione alla Costituzione e alle Carte europee dei diritti non risulta per niente comprensibile il ricorso predisposto dall’Avvocatura dello Stato a nome della Soprintendenza e anche dal Ministero, quasi che si trattasse di un obbligo burocratico. Chiediamo al Ministro se ne fosse a conoscenza e, in ogni caso, di farlo ritirare".

Ceccanti, Cenni, Ciampi e Fedeli ricordano "come il Tar della Toscana con sentenza pubblicata lo scorso 1° giugno in relazione al ricorso dell'Associazione Culturale Islamica di Pisa contro il Comune di Pisa e il Ministero per i Beni e le Attività culturali ha riconosciuto le ragioni dell'Associazione segnalando in particolare la necessità di rispettare oltre alla libertà di culto quale diritto fondamentale garantito dalla nostra Costituzione, anche l'articolo 10 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, l'articolo 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali e rilevando puntualmente come invece Comune e Soprintendenza competente si fossero mossi in violazione di detti principi".

"In presenza di motivazioni così impegnative e assertive che hanno portato all'annullamento degli atti del Comune e della Soprintendenza - rilevano i quattro parlamentari - risulta quanto mai sorprendente che sia stato presentato al Consiglio di Stato un ricorso predisposto dall'Avvocatura dello Stato in nome della Soprintendenza competente ma anche del Ministero datato 15 giugno quasi come se si trattasse di un obbligo burocratico".

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