Movida e Covid fra assembramenti e alcolici: la difficile ricerca di un equilibrio

Primo sabato di 'libertà regolata' in centro storico, fra vecchi e nuovi problemi

La situazione in Piazza dei Cavalieri alle 2 di mattina

La tanto discussa convivenza con il Coronavirus, con le misure di tutela volte alla sua prevenzione per meglio dire, entra nel vivo. Si può parlare ora davvero di 'fase 2': è iniziato il confronto con il consueto problema della gestione della movida. Quello appena trascorso è stato il primo sabato di operatività della nuova ordinanza del Comune di Pisa volta a regolare la vendita di alcolici e gli orari di apertura dei locali. Lo stop all'asporto alle 19 e la chiusura alle 24 hanno già ricevuto una prima bocciatura dalle associazioni di categoria

Lo scenario è nuovo, le caratteristiche del fenomeno quelle tradizionali. Come è andata quindi? Ad un primo impatto, girando per le vie del centro storico di Pisa, è sembrato vivere una normale serata pre-estiva, con un buon numero giovani e giovanissimi sui Lungarni e nelle piazze cittadine, in particolare dopo cena. La voglia di uscire è certamente tanta, come quella di ripartire per gli esercizi commerciali, seppure il recente passato ha registrato mesi di lockdown e 85 morti negli ospedali della provincia pisana.

Non sono mancati evidenti assembramenti, mascherine molto meno indossate. "Ho visto - racconta Matteo Anconetani, imprenditore con locali sul Lungarno Mediceo - ragazzi ubriachi, sfatti, tanti tutti insieme senza mascherine. Sono scoppiate risse tra lungarno e via Rigattieri. All'una c'erano attività ancora aperte che davano tranquillamente bere d'asporto. C'è un problema sicuramente culturale, di ignoranza, ma anche esercenti furbi che non rispettano le regole". "Io - prosegue Matteo - alle 24 ho fatto alzare i miei clienti in Piazza Cairoli, poi ti vedi passare i ragazzi con le birre da 66 per strada. Dopo mezzanotte non c'erano più forze dell'ordine. Cosa si fanno a fare le ordinanze se poi non si riesce a farle rispettare?".

"Il mio non è un attacco - sottolinea l'imprenditore - sono d'accordo con l'impostazione dell'ordinanza. Credo vada modificata, perché è un po' estrema: non è giusto 'punire' tutti perché non si riesce a risolvere la situazione. I locali aperti sono anche presidio di sicurezza e non vedo perché una persona non possa andare a prendersi un caffé al bar all'una... Servirebbe un coordinamento fra tutte le forze in campo, dal Comune alle forze dell'ordine, per riuscire a far rispettare le regole".

Gli imprenditori storici del gruppo Horeca scrivono su Facebook, mostrando Piazza dei Cavalieri con almeno un centinaio di ragazzi: "Ore una. Qui non ci sono Bar/Ristoranti/Pub. Vediamo solo assembramenti e bottiglie per terra. Secondo la recente ordinanza i bar sono già chiusi da un ora e hanno mandato a casa il personale dipendente. Il problema persiste. Per proprietà transitiva... Il problema sono quindi le aziende? Prima si prende consapevolezza di dove sia la fonte del problema e prima si salveranno centinaia di posti di lavoro, questo non è più un gioco". L'abusivismo resta quindi un problema centrale. La differenza poi, sull'aspetto sanitario, la fa il comportamento responsabile. 

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