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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Cronaca

Prosegue la protesta del movimento No Base: "Stop alle spese militari"

I promotori del movimento pisano parteciperanno alla manifestazione di Livorno organizzata in Terrazza Mascagni

Il movimento No Base né a Coltano né altrove è principalmente un movimento contro la guerra. "'Nessuna Base per nessuna guerra' è lo slogan con cui in decine di migliaia siamo scesi in piazza il 2 giugno. Dall’inizio dell’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina, ormai 5 mesi fa, sono morti decine di migliaia di soldati da entrambi i fronti e migliaia sono i civili coinvolti morti o feriti tra cui un elevatissimo numero di minori. Milioni invece le persone costrette ad emigrare dal paese a causa della devastazione causata dalla guerra" spiegano i promotori del movimento. "Nell’ultimo mese di attività il governo italiano, ormai dimissionario, ha varato provvedimenti che alimentano la tensione internazionale invece di mettere in atto concrete azioni per il consolidamento di rapporti di pace".

"La delibera governativa del 15 giugno 2022 prevede la partecipazione dell’Italia a tre nuove missioni internazionali, l’impegno di oltre 50 milioni di euro di soldi pubblici e l’impiego di più di 1500 unità di personale militare. In particolare, 1000 unità e 380 mezzi terrestri saranno inviati e distribuiti in Slovacchia, Bulgaria, Romania e Ungheria, paesi confinanti con l’Ucraina, e si uniranno ai 'Battle Group' multinazionali a guida Nato e di supporto alle forze militari dei paesi ospitanti. Un'operazione militare in palese contrasto con la possibilità di favorire un dialogo, aprire un negoziato e un reale percorso di pace". I promotori del movimento proseguono: "Le missioni militari nell’anno 2022 sono 42 considerando anche quelle per cui è richiesta la proroga, l’impegno complessivo deciso dal governo è di oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro, con l’impiego di oltre 12.000 militari. Al contempo, è del 30 giugno la firma del Ministro Guerini per la costituzione di un fondo multisovrano della Nato per finanziare ricerca e sviluppo in tecnologia militare. Il progetto prevede, tra altre cose, l’utilizzo di 300 milioni di euro dai fondi del PNRR per la creazione di una 'città dell’aerospazio' nella periferia di Torino dove le industrie della guerra coinvolte dovrebbero trovare una nuova sede".

"Si continua quindi ad utilizzare strumentalmente i fondi che dovrebbero servire per la transizione ecologica e digitale del paese  - è il parere del movimento - per alimentare l’industria bellica che è il più inquinante e devastante settore di produzione. Questa corsa al riarmo, preludio di un’escalation militare sempre più grave, è una costante per tutta l’Unione Europea, che giusto nel mese di maggio ha aumentato di un miliardo di euro il Fondo Europeo per la Difesa. Queste sono le azioni concrete che le istituzioni Italiane ed Europee stanno portando avanti per 'fermare la guerra': investimenti sempre più ingenti di risorse pubbliche per alimentare l’economia della guerra". "Siamo fermamente convinti che ora più che mai sia necessaria un’inversione di rotta negli investimenti pubblici. Dare un segnale di pace riducendo le spese militari e incrementando le spese sociali a partire dalla casa, dalla scuola e dalla sanità. Né un centimetro di suolo né un euro deve essere investito per nuove infrastrutture militari, ed è anche il momento di ridurre drasticamente la presenza delle installazioni della Nato sul nostro territorio. Basi come quella di Camp Darby vanno chiuse così come deve essere reciso il legame di sudditanza della politica estera italiana nei confronti della Nato che oggi è uno dei principali fattori di tensione sui confini orientali dell’Europa". 

L'appuntamento è per la serata di venerdì 22 luglio per un'altra manifestazione: "Per questo saremo a fianco del coordinamento livornese per il ritiro delle missioni italiane all’estero che promuove un presidio venerdì 22 luglio alle ore 21 presso la Terrazza Mascagni a Livorno. Per fermare la guerra, chiudiamo le basi militari. Per alimentare la pace, investiamo sul sociale e non in nuove basi militari. Nessun nuovo poligono di tiro a far cantare le armi".

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