Edilizia residenziale pubblica: luci ed ombre nella nuova legge regionale

La normativa è stata approvata dal Consiglio mercoledì 19 dicembre, con importanti modifiche alla precedente 'legge Saccardi'. Soddisfatti i sindacati inquilini, ma restano delle criticità

Una passata protesta a Sant'Ermete

E' stata approvata ieri, 19 dicembre, dalla maggioranza del Consiglio Regionale della Toscana, la proposta di legge di riforma della precedente 'legge Saccardi' sull'Edilizia Residenziale Pubblica, la 41/2015. Durante le votazioni sono stati accolti emendamenti che hanno portato a diverse novità che impatterano in modo sensibile su graduatorie e bandi: il provvedimento interesserà direttamente o indirettamente oltre un milione e 650mila persone, che già abitano nelle 49.751 case popolari toscane, oltre che sulle 21.888 famiglie che hanno presentato, attraverso i bandi comunali, domanda di assegnazione di una casa pubblica.

"E' una legge che cerca di coniugare i diritti e la legalità, il rigore con l'umanità e non aumenta i canoni di affitto - ha detto l'assessore regionale alla casa Vincenzo Ceccarelli presentando la nuova legge - abbiamo voluto aumentare l'efficienza del sistema e per questo saranno fissati una serie di parametri di efficienza che dovranno essere rispettati da tutti i soggetti gestori. Ci sarà un unico contratto di servizio uguale per tutta la Toscana, che rappresenterà un elemento di equità, e saranno fissate delle percentuali degli introiti da destinare alla ristrutturazione degli alloggi. Per quanto riguarda i Comuni ci sarà maggiore autonomia e le amministrazioni comunali avranno a disposizione il 40% degli alloggi da assegnare sulla base di graduatorie speciali, gestite da i Comuni stessi".

L'assessore regionale Ceccarelli ha ricordato che la nuova legge è accompagnata da importanti investimenti: "Ci eravamo impegnati a destinare all'edilizia popolare 100 milioni in 3 anni, adesso siamo alla fine dei due anni ed abbiamo già stanziato 61 milioni, ai quali si aggiungono 27 milioni destinati a ristrutturazioni. Abbiamo anche rifinanziato il fondo per il sostegno all'affitto e quello per il contrasto allo sfratto dei morosi incolpevoli. Ci aspettiamo che anche il Governo rimetta tra le proprie priorità il diritto alla casa".

I sindacati inquilini: "Soddisfatti, ma..."

L'Unione Inquilini di Pisa si dichiara "sufficientemente soddisfatta di quanto introdotto nella riforma, frutto soprattutto dell'accettazione da parte della maggioranza di molti emendamenti proposti dai sindacati degli inquilini e dal rappresentante del M5S Quartini. In particolare l'avere riconosciuto i punteggi per sfratto per morosità incolpevole e per alloggi sovraffollati o in coabitazione, assurdamente eliminati dalla ex vicepresidente della Regione Stefania Saccardi. Siamo anche soddisfatti per avere impedito un generale aumento dei canoni di locazione ed evitato di accentrare in tre soli Ambiti la gestione delle case popolari, come era stato inizialmente proposto dalla Giunta Rossi".

Ci sono ancora alcuni paletti all'accesso che non piaccio al sindacato: "Resta l'incostituzionale sbarramento di 5 anni di residenza o sede di lavoro in Toscana e l'assenza di titolarità di diritti di proprietà ecc. anche all'estero per potere partecipare ai bandi. Su questo punto, in particolare sulla certificazione della non proprietà all'estero da parte di extracomunitari regolarmente residenti in Italia, spesso da molti anni, la nuova legge è molto ambigua quando recita 'per gli immobili situati all'estero il valore è determinato applicando i parametri IVIE (Imposta Valore Immobili Estero)', senza però chiarire come e da chi deve essere verificato tale valore, così non eliminando la falcidia di concorrenti extracomunitari che non sono in grado di ottenere nei loro Paesi la 'burocratica' certificazione di non proprietà".

Quest'ultimo aspetto è particolarmente attuale a Pisa: "Così è avvenuto - spiega l'Unione Inquilini - in occasione della pubblicazione della graduatoria provvisoria relativa al Bando 2018 per i contributi all'affitto pubblicata il 17 dicembre dal Comune leghista di Pisa, dove circa il 40% dei concorrenti sono stati esclusi dalla graduatoria soprattutto per non avere potuto presentare una regolare certificazione di assenza di proprietà di abitazioni nel Paese d’origine. Facciamo notare che la legge 445/2000 sulle certificazioni è in vigore dal 2001, ma fino ad oggi non era stata mai applicata. A dimostrazione coi bandi per i contributi all'affitto 2016 e 2017 soltanto un 10-15% dei concorrenti era stata esclusa, mentre quest'anno la Giunta leghista ha voluto fare come a Cascina... eliminando il 38% degli stranieri, pur essendo questi residenti regolarmente a Pisa da molti anni e avendo negli anni passati beneficiato di un modesto sussidio concesso dalla Legge 431/1998 per riuscire a pagare gli elevati canoni di libero mercato delle locazioni".

Cgil-Cisl-Uil Toscana, insieme a Sunia-Sicet-Uniat, contestano che "nonostante l'approvazione all'unanimità da parte del Consiglio regionale di un ordine del giorno nel quale si impegna la Regione a prevedere lo stanziamento costante annuo minimo di 15 milioni di euro per la tenuta del sistema e di 10 milioni per la ristrutturazione degli alloggi sfitti (che attualmente soddisfano l'82% degli alloggi assegnati), di fatto la legge non contempla questo tipo di impegni. Per questo i sindacati chiedono a Regione e Comuni di condividere un appello verso il governo nazionale per un piano strutturale di finanziamenti del settore in modo da offrire nuove abitazioni a canone sociale da edificare, ristrutturare in tempi certi quelle che si liberano e rilanciare anche il settore delle costruzioni".

Gli enti poi condividono le preoccupazioni circa l'approvazione di alti punteggi previsti nei bandi di assegnazione per coloro che risiedono da più tempo nelle zone in cui presenteranno domanda: "In questo modo si ritorna al tempo delle Repubbliche Marinare, limitando di fatto la possibilità di assegnare un abitazione a chi ad esempio fino ad un anno fa viveva a Livorno e ora per problemi lavorativi, familiari, ha preso la residenza a Firenze". I sindacati infine esprimono "dubbi riguardo la legittimità costituzionale e riguardo l'effettiva efficacia della norma che impedisce l’accesso ai bandi a chi ha pendenze penali di un certo rilievo; una disposizione che non ci pare risolva questioni reali quali quelle dei comportamenti illegali e delle conflittualità all'interno dei complessi di edilizia pubblica".

Cosa cambia: altre novità

DECADENZA - E' stata introdotta una valutazione patrimoniale dei beni mobili, resa possibile dal sistema Isee, per cercare maggiore equità nella destinazione degli alloggi Erp. Resta confermato l'accertamento dei requisiti, in particolare per quanto riguarda la possidenza immobiliare. La soglia di decadenza è collegata alla fascia Isee utilizzata in altri settori dell'intervento pubblico, come la sanità o il Tpl, portandola a 36.151,98 euro.

PIU' AUTONOMIA PER I COMUNI - E' stata incrementata l'autonomia e la responsabilizzazione dei comuni nella gestione dei casi più delicati, per i quali ciascun comune potrà disporre anche un limite Isee inferiore a quello fissato dalla legge. Maggiore autonomia per i comuni sarà data anche nella gestione di bandi speciali o assegnazioni temporanee per far fronte a situazioni di emergenza.

SOTTOUTILIZZO - E' introdotta una nuova disciplina del sottoutilizzo degli alloggi, calcolato in base al rapporto tra numero dei vani e numero dei componenti del nucleo familiare assegnatario, che prevede una maggiorazione del canone di locazione esclusivamente nei casi in cui il nucleo familiare stesso non acconsenta alla mobilità verso un alloggio di dimensioni adeguate.

MEDIATORE SOCIALE E CULTURALE - Novità è la previsione di attività e di procedure per evitare possibili conflitti all'interno delle comunità Erp, con la figura del mediatore sociale e culturale, che potrà anche avere residenza in determinati contesti e la possibilità di svolgere specifiche attività di informazione e formazione nei confronti degli assegnatari.

SISTEMA DEI PUNTEGGI E CONDIZIONI DI STORICITÀ DI PRESENZA - E' previsto un incremento per i casi legati alla presenza di disagio abitativo (abitazioni precarie o inadatte, incidenza del canone sul reddito, coabitazioni, ecc), eliminando il precedente limite al cumulo dei punteggi attribuiti persingolo  fattore. Inoltre se la residenza anagrafica o la prestazione di attività lavorativa continuativa di almeno un componente del nucleo familiare nell'ambito territoriale di riferimento del bando risulta essere da almeno 10 anni alla data di pubblicazione del bando, saranno previsti 2 punti; se da almeno 15 anni 3 punti; se da almeno 20 anni 4 punti. Invece, per la presenza continuativa del richiedente nella graduatoria comunale o intercomunale per l'assegnazione degli alloggi, ovvero presenza continuativa del richiedente nell'alloggio con utilizzo autorizzato, sono previsti 0,50 punti per ogni anno di presenza in graduatoria o nell'alloggio, fino ad massimo di 6 punti.
 

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