Archeologia: Pisa nello studio per nuovi metodi di conservazione di antichi reperti in legno

Coinvolti nel progetto 'StAr' il team di ricerca del Dipartimento di Chimica e Chimica industriale dell'Università di Pisa

Foto del sito nel 1936

Ci saranno i resti lignei provenienti dal villaggio preistorico di Biskupin, in Polonia, al centro di uno studio che coinvolge anche ricercatrici del Dipartimento di Chimica e Chimica industriale dell’Università di Pisa. Ha infatti da poco avuto inizio il progetto StAr - Development of Storage and assessment methods suited for organic Archaeological artefacts - che ha l’obiettivo di studiare strategie di stabilizzazione chimico-fisica di reperti archeologici di natura organica, quali legno e cuoio, nel periodo immediatamente successivo allo scavo.

Il progetto, finanziato nell’ambito JPI Cultural Heritage, l’iniziativa europea di programmazione congiunta su patrimonio culturale e cambiamenti globali, è coordinato da ARC-Nucléart di Grenoble in Francia e vede tra gli altri partner il Museum of Cultural History dell’Università di Oslo (Norvegia) e il Museo archeologico di Biskupin. Il gruppo di ricerca dell’Università di Pisa è costituito da Erika Ribechini, coordinatrice dell’unità, Jeannette J. Lucejko, Francesca Modugno e Maria Perla Colombini.

Nel corso del progetto saranno dunque studiati reperti in legno rinvenuti a Biskupin, un importante sito archeologico polacco nel quale sono stati ritrovati consistenti resti lignei di un insediamento umano fortificato risalente all'età del bronzo (VIII sec. a.C.) e oggi anche sede dell’omonimo museo archeologico. "La stabilizzazione di materiali organici è fondamentale al fine di avere il tempo necessario per individuare e applicare i migliori e più idonei trattamenti di conservazione - spiega la professoressa Ribechini - la nostra unità di ricerca avrà il ruolo di sviluppare, validare e applicare metodologie innovative per la caratterizzazione dei reperti archeologici come legno e cuoio, e la valutazione del loro stato di degrado prima, durante e dopo la loro stabilizzazione e l’applicazione di protocolli conservativi".

Per raggiungere gli obiettivi del progetti saranno utilizzate tecniche analitiche strumentali all’avanguardia, come quelle basate su pirolisi accoppiata alla gas cromatografia e spettrometria di massa (Py-GC/MS), sull’analisi dei gas evoluti (EGA-MS), nonché metodi analitici basati su cromatografia in fase gassosa o liquida accoppiate alla spettrometria di massa (GC-MS e LC-ESI-Q-ToF-MS). "Queste tecniche consentono di studiare il legno archeologico a livello molecolare dando informazioni sulla presenza delle macromolecole (lignina, cellulosa e emicellulosa) che lo costituiscono e sul loro grado di ossidazione e depolimerizzazione, fornendo le basi chimiche per la scelta dei migliori metodi di stabilizzazione e conservazione", conclude la professoressa Ribechini.

Il gruppo di ricerca dell’Università di Pisa ha una vasta esperienza nello studio e caratterizzazione di legno archeologico come dimostrato dai numerosi progetti e collaborazioni sviluppate su questa tematica. Ha infatti partecipato allo studio del legno delle navi antiche di Pisa, di legni rinvenuti a Ercolano e quelli che costituiscono la collezione di Oseberg (Norvegia) risalenti all’epoca vichinga.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Nuovo decreto dal 16 gennaio: prosegue lo stop agli spostamenti tra regioni

  • Toscana zona gialla: cosa si può fare e cosa no dal 16 gennaio

  • Bonus mobili 2021, come ottenere le detrazioni: i requisiti

  • Coronavirus in Toscana: 379 nuovi casi positivi

  • Coronavirus, le palestre GimFive in protesta: anche a Pontedera struttura aperta il 15 gennaio

  • Pisa S.C., vicina la svolta: il magnate russo Knaster vuole acquistare il club

Torna su
PisaToday è in caricamento