rotate-mobile
Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca

Occupato il liceo Buonarroti, gli studenti: "Critica a tutto il sistema, questa scuola ci sta stretta"

L'azione è partita la mattina di martedì. Denunciate carenze su spazi, ma anche sui programmi educativi

Gli studenti del liceo Buonarroti, già al centro delle proteste per la carenza degli spazi scolastici e dopo le recenti azioni in diverse scuole pisane, hanno stamani 30 novembre occupano la struttura al Concetto Marchesi. I ragazzi, in un documento, parlano di una "critica al sistema scolastico tutto", sia in termini di vita scolastica che per quanto riguarda le carenze strutturali. Assicurano che "ci impegneremo a gestire la sicurezza generale e la questione Covid con tutte le precauzioni del caso. All'entrata verrà chiesto il Green Pass e all'interno dell'edificio scolastico sarà obbligatorio l'uso della mascherina; il rispetto di tale volontà sarà garantito da un servizio d'ordine costante".

Sul banco degli imputati la logistica, fra spazi e trasporti. "Ci siamo trovati quest’anno a settembre con un terzo delle aule mancanti, a dover sostenere un orario di 6 ore, senza poter utilizzare i laboratori, con il rumore dei lavori per gli infissi delle finestre durante le lezioni. Sono venute al pettine tutte le problematiche di questo tipo, di cui l'esempio più eclatante è stato la situazione del Buonarroti: al rientro a scuola mancavano un terzo delle aule, carenza di cui sono complici tutte le istituzioni, Provincia in primis fino al governo centrale, che da decenni ormai non fa altro che tagliare fondi all'istruzione. Non avere abbastanza aule, almeno per noi, non è stata una sorpresa; nonostante i nostri innumerevoli sforzi per cercare di trarre delle soluzioni immediate e concrete dalle autorità competenti, esse si sono rifiutate di ascoltarci, lasciandoci come sempre in una situazione precaria e di estremo disagio. Al Buonarroti facciamo un orario estremamente pesante dal punto di vista psicofisico che prevede 6 ore di lezione ogni giorno, con una sola pausa, (senza la possibilità di usare i laboratori e la biblioteca). Un altro disagio legato alla carenza di spazi è quello rappresentato dai trasporti: sono in moltissime le persone che, uscendo da scuola alle 13.40 non riescono a tornare a casa prima di 30-45 minuti; nonostante i tentativi, nessuno è riuscito ad adattare gli orari dei pullman, ma anche prima della pandemia i trasporti pubblici erano in difetto".

Ma la critica è sul fronte contenuti. Sul perché stesso di andare a scuola. Gli studenti parlano di una "totale mancanza di dialogo orizzontale", non c'è "un vero e proprio scambio" per "rendere la conoscenza un'esperienza condivisa e piacevole". I ragazzi nella nota scrivono di "programmi ministeriali, non concordati, ma imposti anno dopo anno, generazione dopo generazione, senza che lo studente possa davvero avere voce in capitolo. La programmazione, sproporzionata al tempo dato, e trattata perciò in maniera assolutamente superficiale, assoggetta studenti e professori; così facendo se nello studente si sviluppasse un serio interesse per un argomento l'unico modo per approfondirlo sarebbe lo studio autonomo e personale, anche se nella maggior parte dei casi questo interesse non nasce. I programmi non sono quindi né esaustivi né soddisfacenti, ma soprattutto non sono trattabili in modo utile alla formazione di persone consapevoli del mondo che ragionano in maniera critica".

In definitiva "manca il ponte tra nozione pura e azione reale: i temi trattati spesso non vengono contestualizzati, la programmazione troppo fitta non lascia spazio per metabolizzare le informazioni e quindi impedisce la loro applicazione pratica. Sentiamo fortemente la mancanza di tematiche politiche e di attualità come la crisi ambientale, l'educazione sessuale e all'affettività, fondamentali per sviluppare un pensiero critico e soggettivo. L'educazione civica, per come viene trattata, non è in grado di adempiere minimamente a questa funzione e rappresenta l'ennesima prova che solo chi vive la scuola come gli studenti sa di che cosa ha bisogno".

Anche l'impianto delle valutazioni non piace agli studenti: "Ci opponiamo inoltre al sistema di ricatto sul quale la scuola si basa attraverso le verifiche e le valutazioni; utilizzando questo metodo spesso l'interesse di uno studente per il voto supera l'interesse per l'argomento o la materia stessa, e questo porta a travisare il fine primo della scuola: l’apprendimento, nozionistico e non. Competizione, esclusione, disagio, paura e ansia non dovrebbero essere all'ordine del giorno nella vita scolastica, eppure sono proprio questi i motivi che portano la maggior parte degli adolescenti a provare un generale sentimento di malessere e una forte sfiducia nei confronti della scuola".

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Occupato il liceo Buonarroti, gli studenti: "Critica a tutto il sistema, questa scuola ci sta stretta"

PisaToday è in caricamento