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Cronaca

Camorra, maxi operazione contro il clan 'Contini': quattro ristoranti coinvolti nel pisano

Secondo le indagini della Guardia di Finanza e della Polizia di Pisa, i locali coinvolti nell'operazione sarebbero risultati intestati a prestanome e sarebbero stati utilizzati per investire il denaro di provenienza illecita

Sono cinque i ristoranti, bar e pizzerie rimasti coinvolti nella maxi-operazione coordinata dalla Procura Nazionale Antimafia contro il clan 'Contini' che ha portato 90 arresti e sequestri in molte zone d'Italia. Come ha reso noto la Guardia di Finanza di Pisa, oggi le Fiamme Gialle e la Polizia di Stato di Pisa hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, emanato dal G.I.P. Angelo Antonio Pezzuti su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Firenze, a carico di 12 persone "indagate per i reati di riciclaggio e reimpiego di proventi illeciti nell’economia, nonché intestazione fittizia di valori, aggravati da finalità di agevolare organizzazioni mafiose".

Coinvolti il ristorante/bar 'La Passeggiata' di Viareggio, il ristorante/pizzeria a San Giuliano Terme 'Salustri', il ristorante/pizzeria a Marina di Pisa 'L’Imbarcadero', il ristorante/pizzeria 'Antico Vicoletto' di Pisa e il 'Ristopizza L'arciere' sempre a Pisa.

E’ questo l’epilogo di lunghe e complesse indagini patrimoniali, reddituali ed economiche, completate con attività tecniche e proiezioni investigative in Campania e nel Lazio, incentrate su un gruppo di soggetti che negli ultimi otto anni ha effettuato grossi investimenti finanziari, acquistando società ed esercizi commerciali bene avviati in rinomate zone turistiche di Pisa e della Versilia, utilizzando capitali di provenienza illecita e tentando di aggirare le norme antimafia attraverso l’intestazione formale delle quote societarie a otto prestanomi e familiari compiacenti.
Complessivamente, sono stati ricostruiti i passaggi di proprietà di tutti e cinque i ristoranti/bar/pizzerie, rilevando una notevolissima sproporzione tra i capitali impiegati, per milioni di euro, e i redditi derivanti da attività economiche lecite dei soci delle società acquirenti, tutti di livello irrisorio.

>>> I COMMENTI DELLE ISTITUZIONI <<<

La chiave di lettura di queste sproporzioni è stata ritrovata nei collegamenti tra i prestanomi e i titolari effettivi, uno dei quali già condannato nel 1986 dalla Corte d’Appello di Napoli per riciclaggio a favore del clan camorristico Edoardo Contini di Napoli.
Gli sviluppi investigativi su questo versante, grazie alla convergenza con indagini condotte in parallelo dalla Direzione Distrettuale Antimafia del Tribunale di Napoli, hanno consentito di risalire alle rivelazioni di cinque collaboratori di giustizia, che hanno consolidato il quadro accusatorio.

Le indagini sono tuttora in corso sul materiale acquisito attraverso le 34 perquisizioni domiciliari e personali effettuate stamattina dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Pisa, dallo SCICO di Roma e dalla Squadra Mobile di Pisa presso i domicili dei soggetti e le sedi delle società coinvolte, nonché presso una banca. I sequestri patrimoniali effettuati si aggirano sui tre milioni di euro.

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