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Mercoledì, 12 Giugno 2024
Cronaca Santa Croce sull'Arno

Chili di cocaina dall'Olanda: sgominata organizzazione criminale

Del sodalizio facevano parte anche cittadini albanesi dimoranti a Santa Croce sull'Arno

Sgominata una organizzazione criminale albanese che controllava lo smercio di stupefacenti nel nostro paese. Quarantotto indagati, otto arresti e la ricostruzione di un ingente traffico di droga, che avrebbe movimentato in totale circa 300 kg di cocaina di provenienza olandese. Questo il bilancio dell'attività coordinata inizialmente dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna e successivamente dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze. 

I fratelli al vertice del sodalizio e i messaggi in codice per trafficare la droga

Come riporta BolognaToday, l’indagine ha riguardato un sodalizio composto da cittadini albanesi, al cui vertice si trovavano due fratelli ed un terzo connazionale, dimoranti a Santa Croce sull’Arno e a Massa e Cozzile (Pt). Soggetti - secondo gli investigatori - in grado di procacciarsi considerevoli quantitativi di cocaina (nell’ordine di 10 kg trasportati per viaggio) direttamente in Olanda. A seconda della purezza la sostanza sarebbe stata pagata 24/30.000 euro al chilogrammo per essere poi commercializzato nel mercato al 'dettaglio' con un ricarico oscillante tra i 3.000 ed i 10.000 per  chilogrammo. 

Lo smercio veniva governato attraverso 'messaggi in codice' a prova di orecchie indiscrete. I sodali - ha infatti ricostruito la Polizia - utilizzavano  un sistema particolare per fare riferimento al quantitativo di coca che veniva indicato con lettere anziché numeri.

La rete dei collaboratori fidati 'insospettabili'

Lo stupefacente, una volta acquistato in Olanda, sarebbe stato trasportato in Italia da fidati collaboratori e custodito all’interno di abitazioni distanti dai luoghi di abituale dimora dei capi dell’organizzazione. 

Dell’organigramma associativo - secondo quanto emerso dalle indagini - facevano parte anche coloro che erano deputati all’individuazione di insospettabili abitazioni da utilizzare come basi logistiche, al reperimento di affidabili ed anonime autovetture da utilizzare per i trasporti dello stupefacente (sulle quali venivano poi realizzati dei doppifondi di carico), ovvero chi si occupava del trasferimento dello stupefacente in ambito nazionale.

Nell’ambito di quest’ultima schiera di collaboratori sono stati individuati altri due fratelli albanesi, domiciliati a Reggio Emilia che, personalmente e con la collaborazione di altri connazionali, si sarebbero occupati di distribuire lo stupefacente a favore di diversi acquirenti dislocati nel centro-nord Italia.

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