Ordinanze antidegrado: "Provvedimenti inutili e grotteschi, ne chiediamo il ritiro"

Diritti in Comune e Art1-MdP contro i provvedimenti entrati in vigore lunedì 8 ottobre

Fanno discutere le 'ordinanze antidegrado' volute dal sindaco di Pisa, Michele Conti, entrate in vigore a partire da oggi, lunedì 8 ottobre. Mentre sul web associazioni e collettivi cittadini hanno lanciato una manifestazione per dire 'no' ai provvedimenti emanati dall'amministrazione, sulla vicenda arrivano critiche anche da Diritti in Comune e Art1-MdP.

Diritti in Comune: "Si ritirino le ordinanze"

A chiedere il ritiro delle ordinanze è la coalizione di Diritti in Comune (Ucic-Prc-Possibile). "Si tratta di provvedimenti inutili, vessatori e grotteschi, che fotocopiano ed estendono quelli già adottati negli anni scorsi con scarso successo". Diritti in Comune critica innanzi tutto l'ordinanza antidegrado. "L'idea di multare chi consuma cibo all'aperto e in compagnia, magari chiacchierando e godendo contemporaneamente della vista delle bellezze architettoniche di Pisa, in un breve momento di pausa dal lavoro, dallo studio o dalle visite turistiche, può essere venuta in mente solo a chi ha una visione irreale e misera della socialità e della città".

Critiche anche nei confronti dell'ordinanza antialcol. Secondo la forza politica "invece di punire chi compra bevande alcoliche da asporto occorre ripensare la politica urbana e culturale complessiva della città, elevando la qualità dell'offerta culturale gratuita o a prezzi accessibili, superando l'attuale concentrazione di locali in centro storico e riaprendo spazi pubblici e sociali diffusi per l'intrattenimento e lo svago serale. La maggiore produzione di rifiuti legata al consumo di bevande all'aperto diventa un problema solo se non si dotano gli spazi pubblici di più cestini e non li si svuota frequentemente, e se non si prevedono apposite regole e contenitori per la loro raccolta differenziata".

"Quanto al provvedimento contro il campeggio fuori dalle aree attrezzate - prosegue Diritti in  Comune - teniamo a sottolineare che esso potrebbe colpire anche persone costrette a dormire o vivere in auto, o in altre condizioni di fortuna e di estremo disagio, a causa magari di uno sfratto. Ancora una volta, con l'obiettivo tacito di colpire certi gruppi sociali sgraditi e storicamente discriminati, come i rom, si finisce per colpire tutte le situazioni i vulnerabilità sociale senza pensare alternative valide per garantire il diritto all'abitare".

Quindi le richieste. "Chiediamo il ritiro anticipato delle tre ordinanze appena entrate in vigore e sollecitiamo l'apertura di una discussione sui modi di vivere gli spazi pubblici in modo da costruire davvero 'sicurezza', in termini di migliore qualità della vita per tutte e tutti, senza divieti surreali e misure vessatorie, ma trovando soluzioni equilibrate che tengano conto di bisogni e interessi diversi all'interno di una cittadinanza plurale".

"Propaganda che nasconde l'incapacità di progettare"

Sulla vicenda interviene anche Art1-Mdp che sottolinea come "le condotte che generano degrado e disagio per i cittadini del centro storico sono già punite da leggi dello stato: disturbare con schiamazzi la quiete ed il riposo notturno delle persone è reato, così come abbandonare rifiuti per strada o urinare nei vicoli costituisce illecito amministrativo. Ma veramente si vuole far credere che aggiungere a questi divieti anche quello di sedersi a mangiare un gelato sui gradini della statua di Garibaldi o a fare due chiacchiere sugli scalini delle logge di Banchi farà sentire tutti i cittadini più sicuri e renderà Pisa una città più vivibile e decorosa?"

Secondo Art1-MdP le ordinanze entrate in vigore sono "animate da una volontà unicamente repressiva, che avrà invero come unico obiettivo quello di nascondere l’incapacità del sindaco e della giunta di porre in essere misure reali di riqualificazione sia del centro che delle periferie. La prevenzione è l’unico strumento realmente efficace per rendere le città più vivibili e più vive, ma per fare prevenzione ci vuole prima di tutto la capacità di progettare, partendo dai reali bisogni dei territori e delle persone che li abitano, ascoltando i cittadini, investendo risorse".

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"Sarebbe bastato anche poco - conclude Art1-MdP - perché anziché 'vietare' non si è pensato di migliorare l’illuminazione pubblica in alcuni vicoli, intensificare la pulizia delle strade e delle piazze del centro, installare più panchine e nuovi bagni pubblici, migliorare in alcune zone l’arredo urbano? Si sa, gli spot e la propaganda non costano niente, né soldi né fatica: sono solo una pennellata di vernice sulla facciata di una amministrazione che non ascolta, non costruisce, non progetta, semplicemente vieta".

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