'Orti Etici' a San Piero a Grado, 63 inserimenti sociali in 10 anni: "Servono incentivi"

Raccontata in un convegno la possibilità rappresentata dall'agricoltura sociale per i soggetti deboli

L'agricoltura sociale che generare inclusione, lavorativa e non, è stata raccontata ieri mattina, 29 marzo, nell'aula 'Benvenuti' del Centro di ricerche agro-ambientali 'Avanzi' dell'Università di Pisa, a San Piero a Grado. Proprio a due passi sette ettari di terreno ospitano ormai dai più di dieci anni gli 'Orti Etici', il progetto gestito dall'associazione temporanea d'impresa 'Porta Etico'. In esso ci sono realtà pubbliche (Centro 'Avanzi', dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università di Pisa), private (azienda agricola BioColombini) e del terzo settore (cooperative sociali Ponteverde e Arnera), con la collaborazione della Società della Salute della Zona Pisana.

C'è chi, come Paolo, da ex detenuto è tornato in Calabria e dopo essersi laureato in carcere ha messo in piedi la sua azienda agricola. O Maurizio, dal Sert con problemi di alcoolismo, dopo uno stage e un tirocinio ha trovato un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Frammenti di percorsi di vita emersi nel corso del convegno 'Comunità della salute pisana: l'agricoltura sociale a supporto delle reti di protezione locali'. Andrea De Conno di Federsanità Anci Toscana, referente nel progetto per conto della SdS Pisana, e Francesco De Iacovo, del Dipartimento di scienze veterinarie dell'Università di Pisa, hanno lanciato il messaggio: "L'agricoltura sociale può costituire la possibilità di coprodurre beni privati, come gli alimenti, e pubblici, quali l'inclusione sociale e lavorativa, e riattivare la società locale all'assunzione di responsabilità multiple nei confronti dei temi come il cibo, il disagio sociale e la qualità anche ambientale dei luoghi di vita".

I numeri sostengono il progetto: 63 inserimenti socio-terapeutici e occupazionali in un decennio di persone inviate dal SerT, piuttosto che dell'Uepe (Ufficio esecuzioni penali esterne), ma anche dai servizi di salute mentale e marginalità grave adulta, 10 dei quali trasformatisi in veri e propri posti di lavoro. A cui aggiungere i 10 disabili del progetto Por 'Anch'io'. Occorrono incentivi, ha spiegato Alessandro Agostini della Fattoria Le Prata di San Martino Ulmiano, "anche sottoforma di agevolazioni fiscali per chi assume soggetti cosiddetti 'deboli' in modo da compensare quella che, almeno inizialmente, è una capacità produttiva forzatamente più limitata del lavoratore corrispondendogli, comunque, un salario uguale a quello degli altri dipendenti".

"E' nato un marchio di riconoscimento dei prodotti da agricoltura sociale del territorio pisano - ha sottolineato, invece, Alessandro Colombini - è importante che sia promosso e sostenuto in modo che pure i consumatori siano consapevoli di ciò che acquistano. Perché, finché un chilo di pomodori da conserva viene pagato sette centesimi al chilo, purtroppo, certi progetti altrimenti possono essere fatti solo su scala ridotta". Suggerimenti accolti dal funzionario della Regione Toscana Simone Sabatini e la presidente della SdS Pisana Gianna Gambaccini: "Vogliamo favorire la commercializzazione e la vendita dei prodotti coltivati su queste terre - ha detto quest’ultima - buoni, sani e con un importante valore aggiunto in termini di inclusione sociale".

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