Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

Università, Scienze Politiche: al via un progetto per le pari opportunità

Si chiama "Trigger" e si propone di inserire l'ottica di genere nell'organizzazione dei servizi e nei percorsi formativi dei dipartimenti scientifici. Più di 300mila euro il finanziamento, in larga parte europeo

Il dipartimento di Scienze Politiche, con la direzione scientifica della responsabile prof. Rita Biancheri, nei prossimi 4 anni promuoverà una serie di attività per dare nuova spinta al cambiamento dei modelli culturali fautori di discriminazioni e stereotipi. Terreno di analisi e ricerca sarà il mondo universitario ed il suo rapporto con le politiche di genere, con l'obbiettivo successivo di integrare i risultati con i servizi della città. Le ex facoltà scientifiche di Medicina ed Ingegneria saranno l'oggetto della sperimentazione del progetto europeo “Trigger" il cui scopo è trasformare le istituzioni inserendo il genere nei contenuti e ottenendo la parità nella ricerca”.

Il progetto, presentato ieri a Scienze Politiche alla presenza dei direttori dei 6 dipartimenti coinvolti e dell'assessora alle Pari opportunità Maria Luisa Chiofalo, fa parte delle linee del Settimo Programma Quadro europeo. E' cofinanziato dal dipartimento ministeriale per le Pari opportunità e vede la partnership di università straniere come la Paris Diderot e la Universidad Politécnica de Madrid. Si articolerà su diversi fronti: si va dall'introduzione negli insegnamenti della categoria di genere, al fine di integrare tale disciplina nei saperi tradizionali, alla previsione di appositi percorsi formativi nei corsi di laurea, con seminari e convegni.

L'attività di sensibilizzazione coinvolgerà anche ricercatori e ricercatrici, in modo da operare un'indagine ed una equalizzazione delle loro opportunità di carriera. Dai dati sull'accesso alle cattedre si nota infatti che, prendendo ad esempio i 3 Dipartimenti di Medicina (clinica e sperimentale, patologica chirurgica, nuove tecnologie), se il numero di uomini e donne è tendenzialmente pari, le professoresse ordinarie sono solo circa il 10% del personale (elaborazione dati 2012).

“Siamo indietro in Italia su queste problematiche, specialmente nelle discipline scientifiche – ha spiegato la prof. Rita Biancheri –. Non si tratta solo di cambiare la didattica, ma di ragionare su un approccio culturale e generale diverso, utile alla vita concreta”. Altro obbiettivo è infatti quello di prevedere strumenti capaci di conciliare i tempi di vita con i tempi di lavoro e ricerca, sostenendo i ruoli genitoriali. Un legame con il territorio che andrà approfondito insieme alle istituzioni, perfino per quanto riguarda il linguaggio nei documenti amministrativi. A questo proposito è stato molto efficace l'esempio portato dall'assessora Chiofalo: “In un paese attento a questi temi non servirebbero previsioni simili, ma facciamo un esperimento: se dico un lavoro, ad esempio cassiere, a cosa pensate? Ad un lavoratore in banca. Se dico invece cassiera? Ecco che si pensa al supermercato. Sono semplici stereotipi, ma per favorire una cultura più paritaria si deve usare ogni mezzo utile. L'amministrazione comunale offre la massima disponibilità su queste iniziative”.  

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