Cronaca

Sentenze: moglie shopping-dipendente perde l'assegno di mantenimento per il suo 'vizietto'

La Suprema Corte ha imputato all'acquisto sfrenato di beni da parte della 58enne pisana la causa del naufragio del suo matrimonio: da qui la decisione di togliere l'assegno di mantenimento ed addebitarle le spese della causa di separazione

Problemi (economici) in vista per una signora separata di 58 anni di Pisa che ha perso il diritto a ricevere dall'ex marito di cinque anni più anziano l'assegno di mantenimento da duemila euro mensili che le era stato accordato dal Tribunale di Pisa nel 2007. La decisione è stata presa dalla Suprema Corte, sulla scia di quanto già stabilito dalla Corte di Appello. La colpa della donna è quella di dedicarsi allo shopping sfrenato e, per soddisfare la sua nevrosi da acquisto compulsivo, non esita a sottrarre soldi a parenti e conoscenti per comperarsi vestiti, borsette e gioielli dai costi sempre più elevati. La Cassazione ha introdotto la "patologia dell'uso incontrollato di denaro per effettuare ossessivamente acquisto di beni mobili" tra i comportamenti che mettono in crisi il matrimonio.

Già in appello appunto alla donna era stata attribuita la responsabilità del naufragio matrimoniale per via del suo vizio fuori controllo, mentre in primo grado i giudici avevano escluso l'addebito. La protagonista di questa vicenda, sulla quale le persone coinvolte hanno fatto espressa richiesta di privacy, ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo di non essere 'imputabile' come colpevole del fallimento della sua unione coniugale dal momento che la consulenza tecnica aveva evidenziato che era affetta da un disturbo della personalità che la spingeva a spendere. I supremi giudici le hanno risposto che dagli atti è sì emersa la diagnosi di shopping compulsivo "caratterizzata da un impulso irrefrenabile ed immediato ad acquistare e da una tensione crescente alleviata soltanto acquistando beni mobili", ma è emerso anche che era "lucida e orientata nei parametri spazio temporali nei confronti delle persone e delle cose" ed era da escludere che fosse incapace di intendere e volere. Inoltre al colloquio con gli specialisti si era presentata "curata nell'aspetto e nell'abbigliamento, adeguata nel comportamento, ed ha risposto con attenzione e concentrazione, con la memoria perfettamente integra".

Alla Cassazione non è rimasto che concludere per la "piena imputabilità" della signora rilevando che "sicuramente i comportamenti riscontrati, pacificamente sussistenti (furti di denaro ai familiari ed ai terzi, acquisti particolarmente frequenti e fuori misura di beni mobili) configurano violazione dei doveri matrimoniali". La donna ora dovrà pagare tutte le spese della causa di separazione.
 

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