Moschea, negato il permesso a costruire: "La comunità islamica è stanca di aspettare"

Un 'errore materiale' blocca tutto per Comune e Soprintendenza. L'imam di Pisa avverte: "Ogni comunità nazionale vorrà aprire la sua moschea, fuori dal nostro controllo"

Mohammad Khalil con dietro gli articoli della Costituzione attaccati nella moschea di via delle Belle Donne

Una battaglia burocratica che sfocierà nel legale e nella protesta. E' il quadro che emerge sul 'caso moschea', alla luce dell'analisi della situazione fatta dall'imam di Pisa Mohammad Khalil, che ieri mattina 3 luglio ha reso noto il carteggio avuto con l'amministrazione e la Soprintendenza per il permesso a costruire della struttura prevista a Porta a Lucca. Il 13 giugno scorso il Comune ha posto il diniego al provvedimento: a pesare è stato il già segnalato 'errore' che aveva portato il 15 maggio la Soprintendenza ad annullare in autotutela il parere favorevole all'autorizzazione paesaggistica, dato con alcune prescrizioni il 7 maggio. La documentazione integrativa, cioè il progetto della moschea con le correzioni, è stata inoltrata al Comune dall'Associazione Culturale Islamica il 13 maggio. 

L'iter burocratico fino allo 'stop'

L'annullamento in autotutela a firma del soprintendente Andrea Muzzi del 15 maggio parla di un "errore materiale tale da provocare un vizio logico dell'atto", riguardante la "parte relativa alla tutela archeologica". Il diniego del permesso a costruire del Comune del 13 giugno approfondisce il caso: l'errore materiale riguarderebbe uno sbagliato recepimento delle prescrizioni circa una distanza minima, non rispettata di alcuni metri, rispetto un confine limitrofo. Da qua c'è stato un altro carteggio fra Comune e Associazione: un avviso degli uffici il 24 maggio circa la presenza dell'errore e la risposta dell'Associazione il 6 giugno che conferma il 'mero errore materiale'. Il risultato è che il Comune considera come "non pervenuta alcuna nuova ipotesi progettuale" circa le prescrizioni richieste dalla Soprintendenza.

L'annullamento in autotutela del parere favorevole all'autorizzazione paesaggistica (15 maggio) ha dato - in apparenza - il 'colpo di grazia': tale autorizzazione è "presupposto obbligatorio e vincolante" e la sua assenza, insieme alla "inadeguatezza" della "documentazione integrativa trasmessa", cioè il nuovo progetto che recepiva le prescrizioni, ha portato al no del Comune alla moschea. Però lo stesso Comune nel diniego spiega che gli atti fin qua prodotti "potranno essere riutilizzati" per una nuova richiesta di permesso a costruire. La stessa Soprintendenza, nell'ultima nota fornita a fine mese, afferma che l'Associazione può ripresentare il progetto "al fine di conseguire le prescritte autorizzazioni", in modo da far valutare all'ente la "compatibilità con le esigenze di tutela archeologica". 

Il passaggio seguente aggiunge: "Resta inteso che se l'amministrazione, qualora reputi l'intervento (della moschea ndr) compatibile con i valori paesaggisti del contesto territoriale e ritenga completa la documentazione esibita, provvederà a trasmettere detta documentazione, in uno con una propria relazione tecnica e una proposta di provvedimento a questa Soprintendenza, onde consentire a questo ufficio di rendere il proprio parere vincolante". Il passaggio è corredato dai relativi riferimenti legislativi. Appare comunque inevitabile che sarà il Comune a dover riattivare l'ente di controllo. 

La pratica per il permesso a costruire della moschea è in corso dal 9 maggio 2016.

"Non rimarremo più in silenzio"

"Chiediamo al Comune di ripensarci, di annullare il diniego e dare il permesso, e alla Soprintendenza di confermare il parere con le prescrizioni. Abbiamo rispettato tutte le richieste e le leggi. Aspetteremo una risposta, ma intanto il nostro legale sta lavorando per agire legalmente contro questa che ci sembra un'ingiustizia". L'imam di Pisa Mohammad Khalil insiste sulla mancanza di dialogo da parte dell'amministrazione: "Abbiamo scritto molte lettere, senza mai avere risposta. L'ultimo incontro che abbiamo avuto è stato il 6 agosto scorso, quando in poche parole ci hanno detto solo che dovevamo spostarci. Bene, i problemi della politica non ci riguardano, noi abbiamo un rapporto con un ente, il Comune: trovi una soluzione o risarcisca".

Non è piaciuta nemmeno l'ultima nota della Soprintendenza: "Non sembra dire nulla - insiste il presidente dell'Associazione Islamica - non è un parere. Aspettiamo anche qua una risposta". I tecnici che seguono il progetto avranno a breve un incontro con il Soprintendente per chiarire la questione. 

In tutto questo le tensioni aumentano in seno alla comunità islamica: "Finora abbiamo convinto le comunità nazionali a rimanere unite, con funzioni in italiano. Ma a forza di aspettare e trovare ostacoli per la moschea stiamo anche perdendo credibilità. Ad un certo punto se vorranno costituire dei loro gruppi, sedi e luoghi di preghiera, non ci opporremo, anzi li aiuteremo. Sono 27 paesi. Non ci sono alternative, se questo è il controllo e l'integrazione che vuole l'amministrazione". "Basta con il silenzio - ha concluso Mohammad  Khalil - sabato 13 luglio saremo davanti al Comune per un sit-in dalle 18.30: vogliamo risposte". 

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