Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Piano Cave approvato: ora spetta ai Comuni seguirne le indicazioni

Varato definitivamente il "Piano attività estrattive e recupero cave" della Provincia, rispetto al quale i Comuni dovranno adeguare i propri strumenti urbanistici. Ecco alcuni degli aspetti salienti per l'Area Pisana

Giunto a conclusione, con l’approvazione definitiva nel corso dell’ultima seduta consiliare, l’iter di predisposizione del “Paerp” della Provincia di Pisa, il “Piano delle attività estrattive, di recupero delle aree escavate e riutilizzo dei residui recuperabili”: più semplicemente “Piano Cave”, i cui obiettivi strategici sono quelli di disciplinare l’intero settore delle attività estrattive dopo oltre 10 anni di ritardo nell'applicazione della nuova normativa (legge regionale 78 del 1998); di mantenere il giusto equilibrio tra fabbisogno, necessità di sviluppo e tutela ambientale; di salvaguardare anche le esigenze imprenditoriali.

“Il materiale inerte di cava, il cui prelievo ha finalità varie e diverse, da quelle per usi industriali e costruzioni civili (sabbie e ghiaie, argille, calcari) a quelle per attività ornamentali di restauro (a cominciare dal marmo di San Giuliano) costituisce una risorsa naturale non rinnovabile” spiega l’assessore provinciale all’ambiente Valter Picchi: “Una risorsa il cui utilizzo non regimato ha creato in passato profonde ferite nel territorio, che stentano a rimarginarsi”.
Da qui la progettazione del Paerp: che il consiglio provinciale, come detto, ha provveduto ad approvare; e di cui i Comuni dovranno quindi recepire le indicazioni nel proprio regolamento urbanistico. Il varo definitivo del Piano è avvenuto dopo la chiusura della fase di confronto con la comunità, con presentazione delle osservazioni sul testo iniziale, da parte degli interessati; ed esecuzione, da parte degli uffici provinciali, delle eventuali conseguenti modifiche (nei fatti, minimi i ritocchi apportati), relativamente contenuti della terza e ultima sezione (stralcio) del piano, quello riguardante i comuni di Pisa, Buti, Calci, Cascina, San Giuliano, Vecchiano e Vicopisano.

Un’area, questa, riguardo alla quale risultano rilevanti, nelle disposizioni del Piano, alcuni aspetti di dettaglio. Primo: trattandosi di un territorio che già molto, forse troppo, ha dato all'attività estrattiva, in futuro non vi sono previste nuove cave di inerti, se non nella piana di Cascina. Qui il Comune potrà autorizzare di nuove, per il prelievo di argille e sabbie, a condizione comunque che sia rispettato, in merito all’emissione di vibrazioni (acustiche e sismiche) il vincolo imposto dal Ptc (Piano territoriale di coordinamento) a tutela dell'osservatorio gravitazionale “Virgo”.


Secondo punto: le cave abbandonate. Su quelle il cui progetto iniziale non conteneva previsioni di ripristino (ovvero di messa in sicurezza e rinaturalizzazione), i Comuni potranno autorizzare interventi di tal genere, accompagnandoli anche con un incentivo: per finanziare i lavori, l’impresa attuatrice potrà commercializzare parte del materiale asportato; per l’esattezza fino al 30% dei volumi storicamente prodotti dai singoli siti: è il caso di tutte quelli su San Giuliano e di gran parte di quelli su Vicopisano. Lo speciale incentivo non è contemplato, invece, per le cave dismesse caratterizzate da un progetto iniziale già contenente previsioni di ripristino: sulle quali, ovviamente, i Comuni avranno comunque la facoltà di autorizzare, allo stesso modo, operazioni di riqualificazione. E’ la condizione in cui si trovano ad esempio le cave di Vecchiano, molte delle quali chiuse nei primi anni Ottanta: dotate di previsioni progettuali di ripristino che però sono rimaste inattuate, oggi, in alcuni casi, presentano situazioni di pericolo incombente; e il Comune dovrà inevitabilmente adottare misure idonee almeno a metterle in sicurezza.

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