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Province, l'unione impossibile di Pisorno: un odio viscerale degno delle Iene

La trasmissione televisiva "Le Iene" ha mandato in onda un servizio sulla storica rivalita tra Pisa e Livorno. Andrea Agresti si è finto un rappresentante del comitato Pisorno per mettere pace tra le due città

Anche se lo spauracchio politico è finito e non ci sono più gli estremi per pensare che Pisa e Livorno possano finire in una sola grande famiglia, il possibile accorpamento è stato un incubo che per mesi ha fatto sudare freddo molti cittadini.

Consapevole delle rivalità storiche di molte città italiane, il simpatico pistoiese Andrea Agresti della trasmissione televisiva Le Iene ha finto di essere un improbabile rappresentante del comitato Pisa-Livorno per cercare di "riappacificare" i cittadini dei due comuni toscani, così vicini ma in fondo così lontani. Il risultato è stato fallimentare.

Il servizio, andato in onda la scorsa settimana, parte con Agresti che fa il giro di alcune attività commerciali come pizzerie, edicole e bar molto frequentati a Pisa, per convincere i gestori ad esporre una statuetta dei 'Quattro mori' e dimostrare la propria superiorità nei confronti dello storico campanilismo. La iena, mascherata con un bizzarro baffetto per non farsi riconoscere, viene accolta dai gestori che tra l'ironia e il sarcasmo rispondono decisi che preferirebbero prendersi una sanzione salata piuttosto che esporre un simbolo livornese nel proprio locale.

"Questa cosa vì non la espongo"; "Ma che mi frega a me del coso di Livorno, vole che glielo butti?"; "Per l'amor di Dio guarda, io te lo frullo subito fori"; "La statua mi brucia quasi in mano". E ancora "Noi simboli di Livorno non ce li vogliamo, con la storia che ha Pisa". Questi alcuni dei commenti pisani.

Stesso discorso nella città labronica, dove i commercianti livornesi, indecisi tra il credere e non credere al comitato Pisorno, si mostrano molto scettici nel volere mostrare alla clientela il simbolo pisano per eccellenza: la Torre Pendente.

Il servizio va avanti con le battute dei commercianti e le facce di Agresti, che gira con finta ingenuità il dito nella piaga. I minuti televisivi scorrono velocemente perchè sembra la solita guerra sarcastica tra pisani e livornesi, la situazione però comincia a degenerare quando "la iena" si avvicina al mondo calcistico, dove il campanilismo è ancora più sentito e molto spesso non è così simpatico come si crede.

Agresti si avvicina agli stadi delle due città con l'intenzione di convincere a sventolare le bandiere di Livorno a Pisa e viceversa. I tifosi, oltre a rifiutarsi categoricamente, si mostrano anche preoccupati solo al pensiero di dover fare un affronto del genere in pubblico: "No seh, ma nemmeno per idea, cose da pazzi" dice qualcuno sottraendosi alla richiesta. "Se mi mandi in curva Nord con la bandiera del Livorno, non sai cosa mi succede" risponde un altro ragazzo.

Alcuni scappano e altri spiegano che sarebbero anche intenzionati a dare una mano al comitato, ma non di certo dentro lo stadio, dove l'ambiente non è tra i più aperti per superare certi confini campanilistici, inaspriti più che mai dalle ultime vicende politiche.

La reazione più brutta del servizio rimane quella degli ultras livornesi che non accettano la presenza del conduttore e gli intimano di andarsene subito, prima che gli possa succedere qualcosa di brutto. Morale della favola? Pisa e Livorno rimangono inconciliabili e se qualcuno un giorno, anche lontano, dovrebbe trovarsi nella situazione di amministrarle insieme, in quel caso "sarebbe cazzi sua" conclude Agresti sorridendo, a denti stretti.

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