Plasmaterapia contro il Covid: "Non è la soluzione ma un'arma in più"

La sperimentazione della cura a livello regionale è partita nei giorni scorsi. Ma quale ruolo potrà giocare nella lotta al Covid-19? Ne abbiamo parlato col noto epidemiologo e professore dell'Università di Pisa

Nei giorni scorsi è ufficialmente partita la sperimentazione a livello regionale della plasmaterapia, coordinata da Francesco Menichetti, direttore di Malattie infettive dell'Azienda ospedaliera universitaria di Pisa. Il primo test, effettuato a Pisa su un malato di Covid-19, ha dato risultati incoraggianti con il paziente che è guarito dall'infezione in tre giorni. Abbiamo parlato con Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all'università di Pisa e coordinatore della task force per le emergenze epidemiologiche della Regione Puglia, per capire quale ruolo potrà giocare la cura nella lotta al Covid-19.

Professor Lopalco, partiamo dall'inizio. Come funziona questa terapia?

E' una terapia conosciuta da tempo. Il principio è piuttosto semplice. Si prende un prodotto che contiene degli anticorpi già formati contro il virus e lo si somministra alla persona che ha l'infezione. Gli anticorpi già formati contrastano la replicazione del virus. Detto così potrebbe sembrare semplice, ma c'è un problema. Da dove prendo questi anticorpi? Ho bisogno di un donatore, cioè di un soggetto che ha avuto l'infezione, si è ammalato ed è guarito. Nella fase successiva alla guarigione il donatore ha una concentrazione di anticorpi piuttosto alta ma se è passato un po' di tempo è probabile che la presenza di anticorpi nel sangue non sia sufficiente per sconfiggere l'infezione. E' anche importante la qualità degli anticorpi del donatore che devono essere 'neutralizzanti', devono cioè essere effettivamente in grado di uccidere il virus. Insomma non tutte le persona che hanno avuto l'infezione possono essere donatori. Serve una verifica che può esser fatta solo in alcuni laboratori specializzati.

Ci sono alcune persone che pensano che possa rappresentare una soluzione per sconfiggere il Coronavirus al posto del vaccino. Cosa ne pensa?

Assolutamente no. Sono due cose completamente diverse. Questa è una terapia e non può prevenire l'infezione, come fa invece il vaccino. E' un arma in più che hanno in mano i clinici per far superare l'infezione a chi si ammala in maniera più seria. Per il momento però non abbiamo dei dati certi sulla sua efficacia, nè sul momento in cui bisogna fare l'infusione. Il Coronavirus ha infatti diverse fasi: ci sono alcuni farmaci che funzionano in una determinata fase, altri in un'altra. Anche la plasmaterapia deve essere applicata in una particolare fase dell'evoluzione della malattia. Sono tutte conoscenze che acquisiremo nel corso della sperimentazione e che ci aiuteranno a capire il ruolo che potrà giocare la plasmaterapia nella lotta al Covid.

Quando sarà verosimilmente pronto il vaccino?

Ce ne sono molti che in questo momento sono in sperimentazione. La speranza è che tra questi ce ne sia almeno uno che funzioni. Se così fosse, e quindi nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere prodotto a partire dai primi mesi del 2021. Ovviamente ne andrebbero prodotte svariate centinaia di milioni e serviranno poi mesi per produrne in questa quantità.

E' vero che il virus è mutato ed ha perso parte della sua forza?

Tutti i virus cambiano, ma non è possibile al momento affermare che il Covid-19 abbia perso la sua forza iniziale. Non ci sono evidenze scientifiche nemmeno in questo senso.

L'estate si avvicina. Il caldo può dare una mano nel ridurre i contagi?

Purtroppo non sappiamo nulla. Possiamo solo fare delle ipotesi, ma il Coronavirus ci ha insegnato che a volte fare ipotesi è molto rischioso.

Le misure di contenimento al Covid sono state allentate e siamo entrati nella 'fase 2'. Che cosa si aspetta anche alla luce delle immagini che abbiamo visto sui Navigli a Milano?

E' difficile fare previsioni. E' ovvio che nel momento in cui aumentano i contatti tra le persone aumentano anche le possibilità di contagio. Tutto sta nel gestire nel miglior modo possibile questa fase. Rispetto alla 'fase 1' possiamo fare molte più cose, ma dobbiamo evitare tutto ciò che non è veramente necessario. Questo messaggio forse non è passato nel modo giusto. E' poi importante che faccia la sua parte anche la Sanità cercando di scovare il più presto possibile tutte le catene di contagio, in modo da bloccare sul nascere nuovi focolai.

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