Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Gli studenti occupano il Polo Carmignani: "Fateci spazio!"

Gli universitari denunciano in una lettera indirizzata alle istituzioni i problemi vissuti nell'Ateneo pisano tra aumento di tasse, mancanza di spazi e tagli

Occupato ieri 18 marzo, a seguito dell’assemblea di Ateneo convocata da Sinistra Per..., il Polo universitario Carmignani. Un'occupazione, a tempo indeterminato, stabilita dalla componente studentesca presente all'incontro per far sentire la propria voce e denunciare una serie di mancanze e necessità nell'Università, elencate in una lettera aperta indirizzata al rettore Paolo Maria Mancarella, al sindaco Michele Conti, al presidente della Regione Eugenio Giani, al ministro dell'Università e della Ricerca Maria Cristina Messa.
"La recente decisione della Regione Toscana di non erogare più i contributi per il diritto allo studio, per recuperare le risorse tramite fondi PNRR, è inaccettabile e pericolosa - sottolineano gli studenti nella lettera - la Regione sceglie di fare un gioco d’azzardo, un salto nel vuoto. Alla meglio, viene detto nella relazione prodotta dall’Azienda regionale di Diritto allo Studio, i servizi erogati rimarranno gli stessi di adesso, alla peggio assisteremo all’ennesimo taglio sul diritto allo studio. Anziché utilizzare i fondi del PNRR per potenziare il Diritto allo Studio, definanziato da più di dieci anni, investendoli in interventi straordinari come la manutenzione e ristrutturazione delle residenze, che cadono a pezzi, o l’ampliamento del servizio mensa, insufficiente anche in periodi di minor affluenza, si decide di affrontare la ripartenza con un gioco sulla pelle della componente studentesca più fragile e più colpita dalla pandemia, quella borsista. Qualora la Regione fallisse nei suoi intenti i risultati sarebbero disastrosi: entro il 2024 si stima un taglio di circa un quarto delle borse di studio, di 650 posti alloggio, oltre alla riduzione dei servizi e ristrutturazione della loro erogazione.
Questo significa determinare una forte esternalizzazione dei servizi, aggravando, a pochi anni dalla pandemia, situazioni di sfruttamento e maggiore precarietà delle componenti lavoratrici".

Gli studenti denunciano poi l'impennata delle tasse che sono "aumentate del 60% tra il 2005 e il 2015" mentre "il numero di iscritti è diminuito di circa il 4,8% se confrontiamo le persone immatricolate del 2019 con quelle del 2008. A poco sono serviti i finanziamenti straordinari effettuati tra il 2020 e il 2021: gli interventi migliorativi sono stati pagati a caro prezzo dalla stessa componente studentesca, soprattutto quella fuoricorso. Crediamo che le problematicità nelle nostre carriere non possano essere considerate motivo di punizione sotto forma di tasse aggiuntive, ma piuttosto di analisi e risoluzione delle cause. Sono molteplici ormai le indagini che dimostrano come chi impiega più tempo a conseguire un
titolo di studio è chi potremmo definire 'meno abbiente' - proseguono gli studenti nella lettera indirizzata alle istituzioni - esiste un legame intrinseco tra mezzi economici (diretti e indiretti) a disposizione e performatività negli studi: è giunto il momento di metterlo al centro della discussione sul modello universitario che ci immaginiamo per il futuro. L’Università non potrà mai tornare accessibile finché i costi a carico delle famiglie e della
componente studentesca non verranno abbattuti. Un servizio pubblico di interesse collettivo, in quanto tale, deve essere finanziato dalla fiscalità generale e non prevalentemente da chi ne usufruisce".

"La retorica del merito è utilizzata per giustificare gli aumenti di tassazione, penalizzazioni, e numeri chiusi, distogliendo l’attenzione da quelli che sono i continui tagli all’istruzione: non si può parlare di merito in un Paese che non garantisce il diritto allo studio - proseguono - ci opponiamo a un modello di università esamificio, in cui ciò che importa è solo la performance, il voto, un modello in cui si alimenta un sistema malato di competitività".
Per gli studenti ci sono anche carenze negli spazi dell'Ateneo che non permettono il coinvolgimento attivo, l'incontro e l'aggregazione. "Questi aspetti si concretizzano nella disponibilità di spazi più sicuri e accessibili, sia fisici che non, spazi di discussione pubblica sull’università, in cui dobbiamo essere ascoltati - concludono - vogliamo un’università inclusiva, che non impedisca il pieno sviluppo della personalità, ma lo assecondi e supporti. Vogliamo università libere da abilismo, razzismo, sessismo e pregiudizi, accessibili per tutti i corpi e le soggettività. Vogliamo un'educazione transfemminista, vogliamo atenei più sicuri, privi di violenza e abuso. Vogliamo un'università che sappia accogliere e integrare tutta la componente studentesca, formando ogni soggetto alla diversità. Vogliamo una nuova università, più equa e giusta e che sia soprattutto inclusiva e accessibile".

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