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Cronaca

Pandemia e crisi del lavoro: nel 2020 è calata la popolazione immigrata in Toscana

E' la fotografia che emerge dalla 31° edizione dell'analisi Idos commissionata da Caritas

Meno immigrati, mediamente più poveri, più a rischio della perdita di lavoro e maggiormente spinti verso la clandestinità. E' l'istantanea globale che emerge dalla 31° edizione dell'analisi statistica Idos commissionata da Caritas e focalizzata sulla realtà della popolazione immigrata in Italia. Il 2020 per la situazione specifica della Toscana, sicuramente a causa della pandemia, è stato un anno fortemente negativo per la popolazione straniera residente nella nostra Regione. L'emergenza Coronavirus, come conferma l'assessore regionale all'Immigrazione Stefano Ciuoffo nella conferenza di presentazione dei dati rilevati dall'indagine (ospitata nel palazzo della Curia Arcivescovile di Pisa con la partecipazione di Monsignor Giovanni Paolo Benotto), "ha acuito le differenze tra le fasce della popolazione più fragile e quelle benestanti".

"Si è creata così un'emergenza sociale, a stretto giro di quella sanitaria, che non vede ancora l'uscita dal tunnel" aggiunge Ciuoffo. "Nel sistema Paese corriamo il rischio di assistere alla più triste delle 'guerre fra poveri' - continua l'assessore regionale - la Toscana da sempre è una terra di accoglienza, ma dobbiamo incrementare gli sforzi legislativi e politici affinché queste parole non rimangano un semplice slogan. La via più veloce, rapida e immediata al miglioramento delle condizioni di vita degli immigrati è la concessione della cittadinanza e, di conseguenza, il pieno godimento dei diritti civili. Deve essere un'azione organica e organizzata a livello locale, nazionale ed europeo".

Scendendo nel dettaglio dei dati raccolti dal rilevamento statistico relativo al 2020, si scopre che in Toscana è calato il numero complessivo dei residenti a causa del combinato dell'andamento demografico e delle morti provocate dalla pandemia. Nella popolazione immigrata il calo si riflette nel numero di individui in possesso di regolare permesso di soggiorno: mancano all'appello 17.962 persone che, secondo gli esperti che hanno redatto il dossier, possono essere passati nell'alveo dell'irregolarità. Un'ipotesi che trova conferma nel fatto che, nel novero dei 20mila posti di lavoro 'evaporati' in Regione nel 2020, la metà di questi erano svolti da immigrati. Complessivamente i lavoratori stranieri sono passati da 205mila a 195mila: uno scarto sovrapponibile con la contrazione dei residenti immigrati regolari.

Sempre a causa della pandemia, si legge nel dossier commissionato da Caritas, si nota l'arresto della crescita delle imprese a conduzione straniera. Nonostante il calo della popolazione, che anche nella componente immigrata tocca il -1,5%, in Toscana i residenti stranieri rappresentano il 10,7% del totale: un valore superiore alla media italiana che si attesta all'8,5%. Nella provincia di Pisa gli stranieri sono 40.337, pari al 9,7% della popolazione del territorio: anche qui la contrazione nel 2020 è stata del -0,4%. "Meno lavoro, meno sicurezze legali e meno opportunità di istruzione e formazione si traducono in una maggiore facilità all'emarginazione - aggiungono Tania Benvenuti (Cgil Toscana) e Marcello Di Filippo (docente dell'Università di Pisa) - l'aspetto più preoccupante è che una frazione della popolazione immigrata che ha perso il lavoro nell'ultimo anno, non prova a ritrovarlo. In particolare, questa condizione di subordinazione e discriminazione si riscontra nelle donne, spesso il primo bersaglio di licenziamento o mancato rinnovo del rapporto di lavoro".

"Un altro aspetto pesante e cruciale nella dinamica degli immigrati all'interno della società italiana - puntualizza Benvenuti - è la scure legislativa per la quale lo straniero sprovvisto di un'occupazione automaticamente si avvicina alla posizione di clandestino. Ciò fa sì che sempre meno cittadini stranieri abbiano la volontà di fermarsi in Italia e mettere radici, contribuendo all'arricchimento del Paese". "Il mondo dell'istruzione ha dalla sua degli strumenti molto potenti per l'inclusione e l'inserimento degli stranieri nella nostra società - conclude il professor Di Filippo - uno di questi, in ambito universitario, è rappresentato dal progetto Unicore, che attiva corridoi umanitari volti all'ottenimento di visti d'ingresso in Italia per lo studio. E' una buona prassi attivata con il Ministero degli Esteri, alla quale l'Ateneo pisano partecipa con grande coinvolgimento, che auspichiamo possa divenire una vera e propria politica dell'Unione Europea in poco tempo".

Le conclusioni le tira l’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto: "Sono preoccupato perché il dossier, in realtà, non ci dice che l’immigrazione è diminuita ma che rischiano di aumentare seriamente gli 'invisibili', ossia coloro che scivolano in una condizione d’irregolarità, con conseguente aumento del disagio e della marginalità sociale. Si continua ad affrontare l’immigrazione con la logica dell’emergenza quando invece siamo di fronte a un fenomeno strutturale, di fronte al quale non si può tornare indietro. C’è sicuramente la necessità di trovare nuove soluzioni, anche tecniche, per cambiare la legislazione, ma è soprattutto necessario che tali scelte debbano avere basi valoriali solide: davvero vogliamo andare avanrti con la logica del 'si salvi chi può'? Siamo di fronte ad un problema antropologico ineludibile che ha bisogno di risposte valoriali forti. Che per me, in quanto vescovo, sono quelle che fornisce la Costituzione e il Vangelo”.

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