Cronaca

Porto di Marina di Pisa e Boccadarno, Legambiente: "Un errore da non ripetere"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

BOCCADARNO: UN ERRORE CHE PAGHEREMO TUTTI NOI

UN ERRORE DA NON RIPETERE

La società Boccadarno Porto di Pisa spa è in cattive acque: non dispone dei 500 mila euro dovuti per concessioni demaniali, che non paga dal 2013; chiede perciò una rateizzazione, minacciando, in caso contrario, il fallimento e quindi la totale insolvenza. La società, inoltre, deve a Comune ed ex GEA (per il 90% del Comune di Pisa) quasi 8 milioni di euro per l’acquisto dei terreni già occupati

Una storia emblematica: fatto il porto turistico, non sono stati realizzati i 150 mila metri cubi di edifici residenziali che avrebbero dovuto garantire la redditività della operazione. Non dà alcuna soddisfazione avere avvertito con grande anticipo del rischio, oltre che del danno. Il “Comitato per la salvaguardia di Boccadarno”, di cui Legambiente Pisa è stata parte attiva, ha lungamente proposto soluzioni diverse, economicamente sostenibili, adatte a uno sviluppo coerente con la vocazione ambientale dell’area e alla presenza del Parco Regionale. Purtroppo, per altrettanti anni pareri e proposte di confronto di urbanisti ed esperti sono caduti nel vuoto

Ci troviamo oggi con una perdita economica per la comunità, con una grande area abbandonata alle spalle del porto, il cui destino è incerto e con un porto che sinora non ha portato i benefici promessi a Marina di Pisa. Assomarina stessa, l’organismo che raggruppa i porti di nautica, avvertiva della eccessiva offerta di ormeggi mentre la domanda era in calo, parlando già nel 2012 di 30 mila posti barca in esubero.

Gli errori si pagano, ma questi li paghiamo tutti noi, per la mancanza di importanti entrate per il Comune di Pisa. Sarà infatti difficile esigere il credito a fronte della minaccia di fallimento. A peggiorare la situazione, sarà anche impossibile recuperare il dovuto dalle fideiussioni che si sono dimostrate false, come in altri casi simili (ma dove era chi doveva controllare?).

Dagli errori si può anche trarre insegnamento: è sbagliato, per quanto pervicacemente perseguito da governanti e amministratori, puntare allo sviluppo fondato su opere e strutture per una impossibile continua espansione dei consumi, soprattutto di suolo: non solo si ferisce irrimediabilmente l’ambiente e con esso la qualità della nostra vita, ma è anche un pessimo affare che luccica come oro, ma è latta. Grandi opere che portano lavoro, sicurezza, miglioramenti ambientali e sociali ci sono: basta pensare alla cura del territorio, alla rigenerazione urbana alle azioni in difesa del clima e dell’ambiente, alla solidarietà sociale.

La ricerca della massimizzazione dei benefici a breve termine ha contaminato a poco a poco la politica e la cultura, rendendole incapaci di occuparsi dei problemi reali con uno sguardo al futuro. Bisogna cambiare rotta.

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