Cronaca Marina di Pisa

Porto di Marina, Rifondazione attacca: "Tradite le aspettative dei marinesi"

Rifondazione Comunista ha preparato un dossier per il presidente della Regione per fare chiarezza su alcune questioni riguardanti il porto: non rispettata la sentenza del Consiglio di Stato sulla destinazione d'uso dell'area

Dopo la giornata di festa che ha visto migliaia di persone salutare l'allagamento del bacino del Porto di Marina di Pisa, Rifondazione Comunista continua ad esprimere le proprie perplessità sul progetto. L'area interessata è di circa 200.000 metri quadrati e ospiterà fino a 354 barche fino a 50 metri di lunghezza, e poi 550 alloggi, 42 esercizi commerciali, 43 residenze turistiche. Troppo e, soprattutto, fuori dalle regole urbanistiche secondo Rifondazione, che ha deciso di inviare al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi un dossier per fare chiarezza su alcuni aspetti critici.

"Prima di tutto è bene sottolineare che noi non eravamo contrari all’idea di una stazione marittima nell’area: si poteva pensare - afferma Federico Oliveri, coordinatore cittadino di Rifondazione Comunista - ad un piccolo attracco, poco invasivo e rispettoso dell’ambiente circostante, sede di attività di turismo naturalistico, collegato con la storia dei luoghi e col Parco di San Rossore. La nostra contrarietà è verso il progetto che è stato approvato dall’amministrazione comunale di Pisa, sotto il sindaco Fontanelli: l’intera struttura, con il cosiddetto villaggio turistico accanto al porto, contiene una quantità insostenibile di cemento per una zona assai delicata come quella del Parco e della foce dell’Arno. Il progetto guarda solo agli interessi di chi vuole fare affari con la vendita delle nuove costruzioni, ma non dei marinesi: la gente del luogo, come i piccoli pescatori, non usufruiranno, se non in minima parte, della struttura".

Una opposizione che viene da lontano quella di Rifondazione Comunista, che questa battaglia l’ha portata avanti al fianco del WWF, di Legambiente, del Circolo Utopia e del Coordinamento per la Salvaguardia e Riqualificazione di Boccadarno. "La bonifica dell'area in cui sorgeva la Motofides, come prescritto dal vigente Piano regionale delle bonifiche, era sicuramente necessaria - afferma Oliveri - ma quando un privato scende in campo, perché gli enti pubblici apparentemente non hanno risorse da investire nella bonifica, è normale che non si facciano gli interessi della comunità: da qui un progetto che sa di speculazione immobiliare e che, sinceramente, ci sembra un tradimento rispetto a quello che i marinesi e i pisani si aspettavano".

Entrando nel merito del dossier che verrà consegnato al presidente Enrico Rossi, su tutte viene evidenziata la questione della sentenza del Tar prima (giugno 2006) e del Consiglio di Stato poi (che nel giugno 2008 ha ribadito la posizione del Tribunale Amministrativo Regionale), secondo cui il Piano di Gestione delle tenute di Tombolo e Coltano, ammettendo la possibilità di costruire nell'area strutture alberghiere, extra alberghiere e villaggi turistici, si è posto in contrasto col Piano territoriale del Parco di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli che non ammetteva tali destinazioni d’uso per la zona. "Chiederemo a Enrico Rossi se era a conoscenza di queste sentenze - spiega Oliveri - vorremmo sapere perché la Regione e l'Ente Parco non hanno fin qui eseguito le decisioni della giustizia amministrativa. Va chiesto sul punto il parere dell'Avvocatura regionale".

Altro aspetto contenuto nel dossier riguarda la situazione della bonifica dell'area ex Motofides. "Prima di riutilizzare un territorio inserito nel piano regionale delle bonifiche - spiega l'esponente di Rifondazione Comunista - c'è bisogno di una certificazione di avvenuta bonifica che, ad oggi, ci risulta, non sia mai arrivata. Anche su questo chiederemo al presidente Rossi se e quando gli uffici regionali hanno ricevuto la certificazione prevista dalla legge".

Sulla possibilità infine, annunciata nei giorni scorsi, di 50 assunzioni, Rifondazione appare scettica. “Per il momento la società afferma di aver venduto neanche un centinaio di posti barca sugli oltre 350 previsti. Chissà se il progetto delle nuove costruzioni, così come è stato pensato, verrà mai realizzato a fronte della grave crisi del settore immobiliare - afferma Oliveri - parlare di 50 posti di lavoro mi sembra un modo per far digerire ai cittadini tutto il cemento riversato sulla costa. Bisognerebbe capire poi se le assunzioni di cui parlano toglieranno posti di lavoro in altre zone e vedere che tipo di contratti verranno stipulati: di solito la stagionalità del lavoro si accompagna a contratti precari. Un piccolo porto inserito in modo armonico nel Parco di San Rossore, e collegato ad un’idea di turismo sostenibile da sviluppare in tutto il litorale per tutto l’anno, avrebbe garantito posti di lavoro migliori con minori costi per la collettività”.

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