Cronaca

Bilancio Università di Pisa, Adi: "Nell'Ateneo ci saranno più precari e meno strutturati"

L'Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani commenta la manovra annunciata nei giorni scorsi dal rettore Massimo Augello: "La maggior parte delle assunzioni sono avanzamenti di carriera, le altre quasi tutte precarie"

"Manovra espansiva? No, il personale dell'Università avrà meno strutturati e più precari". E' la posizione della sede pisana di Adi (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani) in merito manovra di bilancio dell'Università di Pisa annunciata nei giorni scorsi dal rettore Massimo Augello. Una manovra da 15milioni di euro che, nei piani dell'Ateneo, porterebbe a 230 assunzioni tra docenti e personale tecnico amministrativo. Diversa è però la posizione espressa da Adi Pisa.

"Il rettore Augello - scrive in una nota l'associazione - definisce 'espansiva' la sua manovra ma, in realtà, la maggior parte delle assunzioni sono avanzamenti di carriera per i quali vengono stanziati 3.358.000 euro l'anno. Le 'vere' assunzioni sono quasi tutte precarie: 60 assegnisti di ricerca (parzialmente finanziati con 460.000 euro) e 40 ricercatori a tempo determinato di tipo A (circa 2.200.000 euro). Sono solo 15 le nuove assunzioni effettive (il cui costo annuo sarà di circa 800.000 euro): assunzioni che avvengono a fronte di un calo del personale strutturato di 244 unità dal 2010 al 2013, di cui 50 nel solo 2013".

L'associazione pur riconoscendo all'Amministrazione dell'Ateneo pisano "una gestione finanziaria migliore di quella di altri Atenei, in una congiuntura politica ed economica molto critica" sottolinea però come anche l'Università di Pisa risponda alla domanda crescente di didattica e ricerca come quasi tutti gli Atenei italiani ricorrendo cioè "a ricercatori precari e assegnisti, i quali avrebbero altri compiti da svolgere ma non hanno possibilità di sottrarsi ad un carico di lavoro ulteriore, vista la condizione di ricattabilità in cui versano".

"Come Adi Pisa - si conclude la nota - chiediamo una seria riflessione sulla sostenibilità di questo sistema. A fronte di un numero elevato di pensionamenti, il nuovo personale docente in ingresso è in larghissima parte precario. La responsabilità di ciò non può certo essere imputata ai soli Atenei, che si trovano ad affrontare continui tagli di budget e leggi che limitano l'assunzione del personale strutturato. Pensiamo però che, nei margini offerti da tale contesto normativo, le Amministrazioni possano operare scelte finalizzate a ridurre l'impiego di figure precarie in direzione di una maggiore tutela dei giovani ricercatori: non solo perché ciò sarebbe giusto (stessi diritti e tutele a parità di mansione), ma anche e soprattutto perché sarebbe l'unico modo per migliorare l'offerta didattica e la qualità della ricerca che il Paese chiede oggi alle Università".

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