I precari del Cnr alla 'ricerca della stabilità': presidi di fronte a Comune e Prefettura

L'iniziativa, promossa da Usb ricerca, segue quelle che si sono svolte l'11 e il 13 novembre scorso a Roma

Presidi 'mobili' di fronte a Cnr, Comune e Prefettura, per chiedere la stabilizzazione dei precari. E' l'iniziativa promossa questa mattina, 20 novembre, a Pisa da Usb Ricerca. Si tratta della tappa pisana del viaggio '#tuttiassunti2019' che è iniziato l'11 novembre scorso davanti al Cnr di Roma e che è proseguito il 13 novembre con una manifestazione a Montecitorio. 

"Il lavoro precario - scrive in una nota il sindacato - affligge anche il mondo della ricerca, e da anni Usb lo combatte. L’art. 20 del decreto ‘Madia’ definisce una norma speciale per il superamento del precariato, e gli enti pubblici di ricerca hanno ricevuto abbastanza fondi, da due governi di opposta fazione, per assumere tutti i precari: ci sono le norme e le condizioni per farlo entro il 2019. Eppure, oggi assistiamo a un chiaro ed evidente rallentamento della stabilizzazione. Al Cnr siamo circa a metà dell’opera: è possibile assumere tra le 350 e le 780 unità di personale, ma l’ente non procede".

Usb è partito da Roma, l’11 novembre, con il furgone dei precari, e porta in giro per l’Italia la rabbia e la delusione per il mancato completamento delle assunzioni "aggravato dalla proposta, in legge di bilancio, degli articoli 28 e 29, che rischiano di bloccare definitivamente il processo. Protestiamo contro gli enti che non applicano correttamente le norme e contro il governo che pur dichiarando di sostenere la ricerca pubblica, di fatto, la affossa".

Quindi le richieste: "Chiediamo - prosegue Usb - che gli enti pubblici di ricerca usino tutte le risorse disponibili per il completamento delle assunzioni di tutti gli idonei dei concorsi riservati C2, dei comma 1 non prioritari e delle chiamate dirette, entro la fine del 2019. Ciò è supportato anche dalla sentenza del Consiglio di Stato 1487/2019, che assicura che i fondi vincolati non vanno compensati con la quota del 50% da destinare a concorsi pubblici. Inoltre, negli enti pubblici di ricerca l’età lavorativa media è molto alta, e si prevedono circa 4000 cessazioni entro il 2022. Chiediamo che il Parlamento abolisca l’art. 28 della Legge di Bilancio: così come definita, l’Agenzia della Ricerca, oltre a sottrarre importanti risorse, non può funzionare. Chiediamo che il Parlamento cancelli i primi 4 commi dell’art. 29 della Legge di Bilancio: questi commi abbassano pericolosamente la quota di fondi destinati al personale, bloccando di fatto le capacità assunzionali degli enti di ricerca pubblici".

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