Campagna 'NOmattatoio': a Pisa un doppio flash mob per dire no all'uccisione degli animali

L'iniziativa, a cui hanno preso parte una ventina di partecipanti, si è svolta nel pomeriggio di domenica per sostenere la campagna NOmattatoio partita alcuni mesi fa da Roma. Obiettivo: "Aprire un dibattito sulla legittimità del consumo di carne"

Il flash mob in piazza Garibaldi

Un doppio "presidio flash mob informativo" contro i mattatoi. E' quello andato in scena ieri pomeriggio a Pisa a partire dalle 16.30. La protesta, a cui hanno preso parte circa una ventina di partecipanti, si è svolta prima in piazza XX Settembre per poi spostarsi in piazza Garibaldi. "Come in altre città italiane - hanno spiegato i manifestanti - anche a Pisa abbiamo aderito alla campagna NOmattatoio che è partita da Roma e che ogni mese lotta affinché le persone si rendano conto di cosa accade dietro le mura di questi edifici. Si tratta del secondo presidio pisano nel giro di pochi mesi".

La campagna si pone come obiettivo quello di ottenere una partecipazione sempre più massiccia - con altre città che si sono già unite ad essa e altre ancora che presto aderiranno - così da destare l'attenzione dei media e avviare un dibattito pubblico sulla legittimità del consumo di carne.

"Verrebbe da dire - si legge nel manifesto nazionale dell'iniziativa - dello sfruttamento degli animali in generale: ma essendo il numero di animali uccisi per fini alimentari il più alto in assoluto ed essendo tale pratica condivisa all'unanimità dalla nostra società e considerata erroneamente 'normale, naturale, necessaria', rappresenta il fulcro della questione, anche simbolicamente. Non si può fare finta di niente. Non si può essere indifferenti e insensibili alla tragedia che ci accompagna come una maledizione, né tanto meno si può essere felici, sereni e sorridenti. Non si sa se ci sia più crudeltà o più idiozia in tutto questo".

Da qui prende il via un percorso non promosso da alcuna associazione ma nato, organizzato e portato avanti da singoli attivisti per spingere le persone a riflettere su queste pratiche. "Se davvero c'è bisogno di occultare i mattatoi - prosegue il manifesto - e ciò che avviene al loro interno, questo è indice del fatto che la società tutta ha un problema, che non riguarda solo gli attivisti animalisti, ma ognuno di noi. Gli operatori dei macelli svolgono un lavoro alienante affinché le persone comuni abbiano la loro fettina di carne nel piatto e quindi è indubbio che vi sia una corresponsabilità condivisa".

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