Cronaca Centro Storico / Corso Italia

Crollo Genova: presidio davanti al negozio Benetton di Corso Italia

L'iniziativa è stata promossa da Partito Comunista e Sindacato Generale di Base che denunciano le numerose privatizzazioni messe in atto negli ultimi decenni

Il ponte crollato a Genova

Un presidio con volantinaggio programmato per oggi pomeriggio, mercoledì 5 settembre, alle 17.30, di fronte al negozio Benetton di Corso Italia. L'iniziativa è promossa dal Sindacato Generale di Base e dal Partito Comunista davanti al punto vendita che porta un nome ormai all'ordine del giorno dopo la tragedia del crollo del viadotto Morandi a Genova.

"Sono trascorsi pochi giorni dalla strage di Genova, nel frattempo ogni giorno ci sono morti sul\per il lavoro, le nostre vite sono calpestate in nome dei profitti che negli ultimi decenni sono stati incrementati dalle privatizzazioni - denunciano da Sgb e Partito Comunista - anche a Pisa e provincia registriamo innumerevoli problemi legati alla scarsa manutenzione del territorio, delle strade, conseguenza anche dello smantellamento delle province e delle sue funzioni Autostrade per l'Italia, società per azioni con maggior azionista la famiglia Benetton, aveva in gestione anche il Ponte Morandi, interessata probabilmente più dell’andamento in Borsa del titolo che alla manutenzione e salvaguardia delle strade, dei ponti sui quali transitano migliaia di uomini e donne". 

"La responsabilità di fondo per quanto accaduto a Genova come in molte altre occasioni è di chi ha fatto prevalere all’interesse pubblico, quello del profitto privato - proseguono - è di quelle forze politiche, sostenute dai soliti sindacati amici, che hanno privatizzato i settori strategici del nostro Paese, a partire da quello dei trasporti. Nel 1999, infatti, il governo D’Alema privatizzò la gestione delle autostrade, con un 30% ai privati e il resto quotata in Borsa. Nel 2002, con il governo Berlusconi, la gestione passò definitivamente ad Autostrade per l’Italia spa. Un affare miliardario che ha visto aumentare le tariffe almeno del 65% contro investimenti irrisori e ricavi per i privati che solo nel 2017 sono stati pari a 4 miliardi".

"In molti parlano ora dei danni creati dalle privatizzazioni, pochi vogliono nazionalizzare le aziende svendute ai privati e con contratti assolutamente favorevoli - proseguono dal Sindacato Generale di Base e dal Partito Comunista - lo stato in questi anni ha abdicato ad ogni controllo e intervento, i soldi pubblici non si utilizzano per lavori socialmente utili ma solo per regalie alle imprese, per sgravi fiscali e contributi a perdere ottenendo in cambio solo precarietà. Invertire la tendenza alle privatizzazioni, rompere con i patti di stabilità e i dettami di Maastricht per investire nella tutela del territorio, per non favorire gli interessi delle multinazionali, per riprendere in mano le nostre vite sottraendole alle logiche del profitto".

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