"Non chiamateci forconi" e tentano di salire sulla Torre di Pisa: presidio in piazza

Un gruppo di cittadini aderenti al Coordinamento 9 dicembre ha fatto tappa a Pisa nel corso del cosiddetto 'Cammino della Libertà'. Sono stati fermati dalla sicurezza mentre cercavano di salire sulla Torre pendente

Hanno cercato di salire sulla Torre di Pisa questa mattina, intorno alle 12,30, gli attivisti del Coordinamento 9 dicembre. Volevano esporre i loro striscioni sul campanile pendente, ma è intervenuto il personale della sicurezza del monumento e sono dovuti tornare indietro. Hanno così formato un presidio in Piazza dei Miracoli, dove sosteranno prima di ripartire per Roma. 

Il Cammino della Libertà è un'iniziativa del Coordinamento 9 dicembre (che ribadisce "Non chiamateci 'forconi'") il cui portavoce è Danilo Calvani. Aderiscono i coordinamenti del Friuli dove è partito un gruppo di 6 persone da Udine, Puglia, Campania, Veneto, Piemonte e Liguria. Proprio il gruppo ligure e piemontese è partito da Genova a piedi, nel bel mezzo dell'emergenza maltempo. Nemmeno la pioggia è riuscita a fermarli. I 10 pellegrini della libertà hanno camminato per circa 35 km al giorno sulle proprie gambe per informare la gente di quello che sta accadendo e dell'importanza di reagire.

Il cammino è un'iniziativa puramente simbolica ed informativa che aprirà la manifestazione nazionale vera e propria: quella del 9 febbraio a Roma. Sarà proprio nella capitale che i cittadini metteranno le tende assieme ad altre persone che arriveranno con mezzi pubblici o privati da altre zone d'Italia.

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"La causa della protesta è principalmente la crisi economica che sta ammazzando tutte le fasce sociali e non solo la classe media. Noi siamo cittadini di fede politica differente, ma siamo coscienti che è inutile in quanto l'economia ammazzerà tutti di questo passo, senza alcuna distinzione - spiegano i dieci partiti da Genova che aggiungono - la Camera questi giorni è impegnata nella conversione in legge del decreto 133 che prevede la cessione della Banca d'Italia a banche centrali estere purché comunitarie compresi i 100 miliardi di riserve auree. Il decreto del 27 dicembre scorso è a firma di Saccomanni ed è stato già approvato al Senato. Ieri è stato discusso alla Camera. Dobbiamo fermarli, né va del futuro dei nostri figli! E' un vero e proprio scippo per il nostro paese. Persino la Lettonia, dopo 2 settimane di euro, ha avuto rincari per il 10% anche sul pane. Noi vogliamo che la gente prenda coscienza di quello che sta accadendo. Gli italiani sono un popolo ricco d'orgoglio, per questo solo pochi manifestano il proprio malessere. Gran parte delle persone, pur di non chiedere aiuto, ricorre a gesti estremi. Eppure quando l'ingiustizia diventa legge l'insurrezione è un dovere. Gli italiani - concludono - devono capire che la cosa più importante è reagire dopo essersi informarti per bene. Noi saremo a Roma il 9 febbraio e sarà lì che metteremo le tende".

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