Cronaca

Coronavirus, imprenditori in crisi: mobilitazione e presidio a Pisa

Gli operatori chiedono ristori e riaperture. Appuntamento in città in Piazza XX Settembre

Ristoratori Toscana a Roma

Una grande mobilitazione degli imprenditori è prevista a Roma lunedì 22 febbraio, azione a cui partecipa anche Pisa. L'azione in piazza davanti Montecitorio, dalle 15, è promossa da TNI-Tutela Nazionale Imprese e Ristoratori Toscana, associazione a cui già lo scorso gennaio ha fatto riferimento a livello locale il gruppo 'Io non voglio sparire', con le firme consegnate al Prefetto per chiedere riaperture ponderate nel contesto di lotta al Coronavirus.

In città, davanti al Comune di Pisa, nello stesso momento del presidio nazionale, gli imprenditori pisani dei settori bar, ristoranti, alberghi, scuole di ballo e palestre, consegneranno al sindaco Michele Conti una lettera "che esprime il nostro malessere e la mancanza di finanziamenti". La richiesta, come sottolinea l'appello nazionale, è di "indennizzi immediati per i mancati incassi e che venga superato il sistema semaforico che sta mettendo in ginocchio l'Italia".

Più nel dettaglio Pasquale Naccari, presidente Ristoratori Toscana e portavoce Tni, spiega che "abbiamo deciso di promuovere questa manifestazione, che è autorizzata, per chiedere provvedimenti seri a tutela del mondo Horeca. Il decreto ristori quinquies è fermo al palo e il bonus filiera non è arrivato. Chiediamo un intervento immediato per i 50mila imprenditori della ristorazione che hanno chiesto il contributo a fondo perduto per l'acquisto di prodotti agroalimentari italiani. Non ci muoveremo da Montecitorio fino a quando sui nostri conti correnti non arriveranno il bonus filiera e i ristori quinquies".

"Non è possibile continuare a gettare nel panico la popolazione - conclude - a parlare della situazione sanitaria devono essere il premier e il ministro della Salute. A prescindere se le nostre attività sono chiuse o aperte, durante la settimana ci ritroviamo a fare incassi pari a zero perché la gente ha paura. Ora basta. Troviamo, insieme, una soluzione per iniziare a parlare di riaperture, non di nuovi lockdown. C'è in gioco la vita da migliaia e migliaia di aziende che hanno contribuito a rendere grande la nostra nazione in tutto il mondo". Dalla politica "ci aspettiamo che tutti i leader che da mesi sostengono la nostra battaglia, sia scendendo in piazza, sia durante le trasmissioni televisive, essendo oggi al governo, facciano quello che hanno promesso quando ancora non ne facevano parte, e cioè: indennizzi più corposi, anno fiscale bianco, blocco cartelle e riaperture senza più richiudere le attività".

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