Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Toscana Energia, privatizzazione e recesso dei Comuni: parlano i sindaci della Valdera

Contrari alla privatizzazione, i primi cittadini spiegano le ragioni della decisione: "Scelto il male minore, il certo per l'incerto"

Presa di posizione dei sette Sindaci dell'Unione Valdera sul tema del recesso da Toscana Energia, nel contesto della privatizzazione dell'azienda che ha trovato l'opposizione dei sindacati, che hanno proclamato uno sciopero per lunedì 30 luglio.

"Noi abbiamo detto no alla privatizzazione, ma anche al gioco d’azzardo con i soldi dei cittadini - spiegano i primi cittadini di Bientina, Buti, Calcinaia, Capannoli, Casciana Terme Lari, palaia e Pontedera - facciamo chiarezza sulla questione di Toscana Energia su cui molti si sono espressi a sproposito. Ma andiamo per ordine. Toscana Energia è stata fino a ieri una società che ha visto funzionare bene la partnership con il privato e in cui era vigente un sistema di controllo congiunto della società stessa proprio per portare avanti insieme (pubblico e privato) le scelte strategiche societarie. Lo scorso 28 giugno si è tenuta l'assemblea dei Soci di Toscana Energia per deliberare alcune modifiche dello statuto sociale".

"Queste modifiche - valutano i sindaci - mettono una pietra tombale su Toscana Energia come società a maggioranza pubblica e spianano la strada a una inesorabile privatizzazione della stessa società. Inoltre, cosa per quanto ci riguarda assai più significativa, concedono al socio privato anche il controllo della società. Alle modifiche statutarie proposte, noi ci siamo opposti. Avremmo potuto far finta di nulla, ma abbiamo voluto difendere un principio: i servizi pubblici devono essere pubblici. Nonostante la nostra contrarietà, l'assemblea ha comunque approvato le modifiche in questione con l'80% dei voti a favore. Il ruolo da protagonista del sistema pubblico in questa società è quindi terminato quel 28 giugno".

I soci pubblici si sono quindi sentiti esclusi: "A questo punto con quale scopo avremmo dovuto rimanere dentro Toscana Energia? Quale ruolo strategico avremmo potuto giocare in una società di questo genere? Saremmo in sostanza chiamati a fare i soci finanziatori, né più né meno che se comprassimo azioni di una società quotata in borsa, e questo abbiamo ritenuto di non potercelo permettere perché amministriamo risorse pubbliche che abbiamo il dovere di tutelare. Cosa che del resto ci obbliga a fare anche il decreto Madia, ovvero a non mantenere partecipazioni in società se non strettamente strategiche".

Per i primi cittadini si prospettava anche un possibile "rischio di un danno economico. Questo perché il socio privato, una volta acquistate sul mercato quote sufficienti a garantirsi la maggioranza del 50% più uno, non avrà più alcun interesse all'acquisto di ulteriori azioni. In questa nuova situazione inoltre non sarebbe neanche garantito l'ammontare della divisione degli utili a cui siamo stati abituati fino ad oggi e ciò aggraverebbe i rischi di un mantenimento della partecipazione in una società in cui i Comuni non avrebbero più voce in capitolo".

Lo scopo quindi delle amministrazioni è stato quello di "mettere a riparo i soldi dei cittadini rispetto ad una privatizzazione, combattendo insieme come Unione Valdera questo pericolo. Per tutti questi motivi abbiamo ritenuto che fosse necessario scegliere il male minore, il certo per l'incerto, che in questo caso è rappresentato dall'esercizio del diritto di recesso (che poteva essere deliberato solo entro il 26 luglio) da una società che fino all'altro giorno certamente rappresentava un asset importante del sistema pubblico ma che adesso non lo è più. E non lo è più non certo perché lo abbiamo voluto noi".

Qualora venisse ritirata la modifica dello statuto votata il 28 giugno e Toscana Energia tornasse ad essere a maggioranza pubblica e controllo congiunto, i sindaci si sono detti "pronti a ritirare immediatamente il recesso".

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