Cronaca Pratale / Via San Giovanni Bosco

Carcere, l'allarme del sindacato: "Continui interventi di manutenzione, non è sicuro"

Da Osapp chiedono maggiore sicurezza nella casa circondariale pisana dove, oltre ai problemi strutturali, si moltiplicano le aggressioni dei poliziotti e i malfunzionamenti di apparecchi di sicurezza: "Andrebbe abbattuto e ricostruito"

Problemi strutturali, canali televisivi che non funzionano da mesi, strumenti tecnici per garantire sicurezza e radio malfunzionanti e in disuso. I problemi del carcere Don Bosco di Pisa tornano nel'attualità attraverso la denuncia del sindacato Osapp, formalizzata attraverso una lettera inviata al provveditore regionale della Toscana e al direttore della stessa casa circondariale.
"Ci risulta che da circa tre mesi l’amministrazione sapesse del mancato funzionamento di alcuni canali televisivi in alcune sezioni detentive. Nonostante ciò i provvedimenti per la risoluzione del problema hanno dovuto attendere che la collera della popolazione detenuta, interessata alle partite di calcio, si manifestasse - afferma il vice segretario regionale Osapp Claudio Caruso - come sindacato ci preme sottolineare che il personale di Polizia Penitenziaria non è chiamato a sopperire alle deficienze economiche dell’amministrazione. In buona sostanza però il problema di non vedere un canale televisivo, che per la popolazione detenuta diventa gigantesco, è stato affrontato con la sola diplomazia messa in atto dagli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria. Una cosa inaccettabile e controproducente rispetto a quelle che sono le finalità istituzionali proprie del Corpo, come enumerate nella l.395/1990. A ciò si aggiunga che proprio il personale di Pisa, tanto bistrattato e vituperato, è il solo elemento dell’organizzazione che di fatto porta avanti l’Istituto nelle ormai indicibili difficoltà strutturali che hanno effetti negativi sulla vita delle persone ivi detenute e, di riflesso, sulla organizzazione del lavoro e sulla gestione delle risorse umane".

Oltre a mancanze nell'efficienza di varie apparecchiature tecniche, Caruso lamenta anche "un rapporto dell’amministrazione con la parte sindacale approssimativo a livello locale e non pervenuto ancora a livello regionale, nonostante le numerose missive inviate dalla sigla scrivente. Confidando nell’avvento del nuovo Provveditore Regionale, urge un confronto in materia. Per quanto ci riguarda il carcere di Pisa andrebbe abbattuto e ricostruito, magari in altra località più consona a quelle che sono le esigenze di sicurezza proprie di un centro urbano". "Nei mesi scorsi - prosegue il rappresentante di Osapp - abbiamo interessato del pericolo strutturale altre figure istituzionali di rilievo (Prefetto, VV.FF.). Negli anni precedenti avevamo avuto un confronto con l’amministrazione comunale e con alcuni rappresentanti del Parlamento. Ma nonostante le risposte ricevute per iscritto e l’impegno profuso, riscontriamo un evidente imbarazzo istituzionale, nei confronti di una struttura che attualmente non dispone degli standard minimi di sicurezza sui luoghi di lavoro".

Poi nella lettera l'elenco dei deficit strutturali: "La struttura è in diverse parti puntellata e, all’interno, il nuovo reparto che era stato iniziato prima del 2009, non è mai stato ultimato né posto in funzione. L’apertura delle celle che consentisse alla popolazione detenuta di essere in regola con i parametri forniti dalla famosa sentenza 'Torreggiani', non ha senso perché non corredata dalle necessarie attività che tengano impegnati i detenuti, contribuendo alla risocializzazione degli stessi. Tutto ciò anche per la oggettiva mancanza di spazi che consentano lo svolgimento delle cc.dd. attività trattamentali. In tutto ciò il personale di Polizia Penitenziaria, lavora con la stessa manualità di decine di anni fa e l’amministrazione di fatto non ha mai individuato il carico di lavoro umanamente sopportabile per singolo posto di servizio. E sempre il personale di Polizia Penitenziaria a subire aggressioni gratuite ed ingiustificate, con lamette e bombolette di gas, che dovrebbero essere vietate negli istituti, proprio perché oggetti atti ad offendere".

"Un carcere dove la realizzazione concreta delle indicazioni legislative viene compromessa dalle continue complicazioni strutturali e gestionali, non è di fatto un carcere - conclude Caruso - perché costringe il personale ad organizzare le attività in base al momento, alla contingenza quotidiana. Una struttura dove si moltiplicano gli interventi di manutenzione straordinaria e dove le ditte esterne sono costrette ad intervenire quotidianamente, non è una struttura sicura".

Dal sindacato minacciano forme di protesta se la situazione dovesse restare quella attuale.
 

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