Cronaca

Profughi a San Rossore, la Croce Rossa si difende: "Accuse ingiuste"

Con una lettera il presidente provinciale Antonio Cerrai spiega le finalità e le caratteristiche dei moduli abitativi sistemati a Cascine Nuove. Parla poi di strumentalizzazione politica e chiede delle scuse per le "offese formulare e/o sottintese"

La sezione provinciale della Croce Rossa definisce "inadeguate ed ingiuste" le critiche espresse nei suoi confronti sulla vicenda dei container sistemati a San Rossore per l'accoglienza dei profughi e con una lunga e accorata lettera, firmata dal suo presidente Antonio Cerrai, tiene a precisare le finalità ed i termini in cui le strutture sono state previste nella location di Cascine Nuove.

"Restiamo allibiti ed offesi – si legge in un passaggio – dalle parole trasmesse ai media da chi non conosce bene o ha interesse a dire solo ciò che più gli fa comodo per far apparire ciò che non è e nascondere ciò che invece viene fatto, ignaro o comunque sufficientemente consapevole che con questo atteggiamento favorisce implicitamente la strumentalizzazione di chi fa della situazione migranti una battaglia contro l’accoglienza di vita sicura e dignitosa".

Non entra nel merito della decisione politica della sistemazione il presidente, in quanto spetta appunto alla politica individuare le soluzioni all'accoglienza, ma afferma che i fatti siano stati "male rappresentati, fatta eccezioni per le situazioni oggettive che sono comunque disponibile a confermare in un confronto civile".

LE STRUTTURE. "Nel merito della discussione apparsa sui media devo premettere che sia io che molti altri volontari CRI, nel periodo estivo di ogni anno, abitiamo proprio in moduli abitativi esattamente identici a quelli appoggiati in un'area di Cascine Nuove all'interno della tenuta di San Rossore, in prossimità dei servizi igienici di quel complesso residenziale, dove peraltro sono accolti altri migranti. Ne consegue che ho ben chiaro quali siano le caratteristiche costruttive, le potenzialità e le criticità di quelle strutture abitative".

Il confronto è con altre situazioni di emergenza: "Ho personalmente provato e tuttora utilizzo moduli abitativi, come anche ho utilizzato le tende ministeriali durante i lunghi mesi delle principali emergenze nazionali ed internazionali alle quali ho partecipato. Assicuro che vivere in una tenda in Abruzzo durante il terremoto, con una escursione termica di oltre 20°C durante il giorno, non è cosa facile e semplice. Vorrei che anche chi da notizie con queste argomentazioni provasse insieme a noi come si vive in emergenza al fianco di chi l’emergenza l’ha anche subita. Magari si cambia idea o si può  evitare di trattare gli argomenti con questo tenore sostenuto". 

Sulla temperatura rilevata dalle associazioni: "Chi ha effettuato il sopralluogo ritenendo di  sapere già ogni cosa, e rilevando la temperatura con un telefonino (di cui mi permetto umilmente di dubitare della capacità tecnica di rilevazione) avrebbe potuto fare la stessa misurazione dentro ad un’auto parcheggiata ed avrebbe trovato temperature decisamente più elevate. Detti moduli abitativi coibentati (non container, che notoriamente sono adibiti al trasporto di merci e non di persone), sono stati acquisiti anni fa dal Ministero dell’Interno per le esigenze  emergenziali abitative a seguito di calamità naturali, ed hanno ospitato, per mesi, intere famiglie di cittadini vittima dei terremoti".

Sulle caratteristiche strutturali e la sistemazione: "Sono moduli abitativi che trattengono le escursioni termiche mantenendo all’interno una temperatura più o meno costante, in base a quella che si desidera per l’uso che riteniamo di farne. Lasciandoli aperti acquisiscono in breve tempo la temperatura dell’ambiente che li circonda. Il loro posizionamento è stato individuato mediante sopralluogo, valutando un’area, comunque vicina ai servizi igienici stabili della struttura di Cascine Nuove e tenendo in giusta considerazione la presenza di alberi d’alto fusto che in alcune ore della giornata forniscono ombra naturale. E’ previsto inoltre il posizionamento di teli ombreggianti per aumentare quanto possibile la protezione termica e la refrigerazione dell’area interessata, pur non essendo previsto un utilizzo dei moduli abitativi durante le ore calde della giornata e/o per più giorni consecutivi".

LA FINALITA'. Occorrerebbe una climatizzazione nel caso di prolungata permanenza, ma il punto è proprio qua per la Croce Sorra: "Non è prevista e scongiurata, soprattutto dalla CRI. Lo scopo per il quale è stata condivisa questa soluzione straordinaria e temporanea, non è l'accoglienza, bensì il dover fronteggiare il possibile (finora sempre scongiurato) improvviso arrivo di migranti senza il preavviso sufficiente a poter reperire e predisporre nelle ore di arrivo, dei posti letto necessari".

Quindi una sistemazione da usare in soli casi 'estremi', dove la pianificazione dell'accoglienza diffusa non può essere applicata. Ciò si è reso necessario in quanto con la stagione estiva gli sbarchi sono aumentati. "L’idea di un 'Hub' – spiega Cerrai – di eventuale remoto e residuale utilizzo notturno doveva e (speriamo mai) dovrà servire ad alleviare il disagio di persone che hanno sostenuto e sopportato inumani sforzi per raggiungere la  sicurezza in una terrache è storicamente e moralmente accogliente e di cui noi ci onoriamo di far parte, agendo con spirito umanitario, disponibilità ed  estrema collaborazione".

RICHIESTA DI SCUSE. La lettera si chiude così: "Chi, onesto e coerente, si rende conto degli errori commessi, chiede (ed è giusto e morale che chieda) scusa per le offese formulate e/o sottintese. Può capitare anche di sbagliare. Basta ravvedersi in tempo. I Volontari e Dipendenti della CRI di Pisa aspettano fiduciosi".

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