Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Progetto 'Melt 2': il lavoro come strumento di integrazione

Si chiama 'Migranti e lavoro in Toscana' e vede protagonista la Società della Salute insieme a CNA. Lo scopo è quello di rendere più accessibile e uniforme il mercato del lavoro

Arrivare ad un modello unico di buone pratiche e procedure nella Toscana costiera per favorire l'integrazione lavorativa dei migranti, anche quelli titolari d'imprese. E' questo lo scopo del progetto 'Melt 2', acronimo di 'Migranti e lavoro in Toscana', evoluzione del precedente 'Melt 1'. Grazie ai fondi europei del Por Fse la Regione disporrà di 3 milioni di euro da investire, che saranno ripartiti fra i tre soggetti proponenti: la Società della Salute pisana ed i Comuni di Firenze e Prato. Sarà loro compito poi, tramite i rispettivi partner, applicare le risorse per singoli progetti sul territorio.

Le basi delle attività erano già state lanciate con il 'Melt 1', con la delineazione delle linee guida in merito ad esempio a come definire piani individualizzati, tutoraggi, orientamenti di competenze ed al lavoro. Adesso lo scopo è quello di allargare in modo omogeneo questo metodo a tutta la Regione. Divise le aree di competenza a grandi linee su base provinciale: a Firenze, Arezzo e Siena; a Prato, Lucca, Empoli e Pistoia; a Pisa, Livorno, Massa Carrara, Grosseto e la Versilia. In sostanza la Società della Salute, insieme agli attuatori CNA Pisa, Copertino e Forum, curerà la Toscana costiera.

Un impegno, quello della Confederazione dell'artigianato e della piccola impresa pisana, che dimostra la rilevanza dei numeri sul territorio delle imprese con titolare straniero. Sono sono 130 le aziende affiliate, il 37% delle quali opera nel settore delle costruzioni, il 14% in quello del benessere e della sanità, il 12% nei trasporti e il 9,2 nella cosiddetta 'produzione' (meccanica, legno, mobili e arredamento). E' circa il 5% del totale, rispetto un dato nazionale che parla del 9,1%, per un totale in Italia di 505mila imprese a titolare straniero.

Otto su dieci sono aziende individuali, la maggior parte operano nel commercio, nella manifattura e nell'edilizia. Prospettiva che trova conferma anche nei numeri della Cna di Pisa, fra le quali la comunità d'imprenditori migranti più numerosa è quella albanese (26%), seguita dai rumeni (13%), dagli svizzeri e dai marocchini.

"Voglio sottolineare - ha detto la presidente Sds Sandra Capuzzi - l'innovativo e proficuo dialogo fra le istituzioni, che pure con le loro necessità peculiari operano insieme per trasformare quello che è una situazione problematica in possibilità di sviluppo e lavoro. Le imprese straniere posso dare lavoro anche ad italiani. E' anche questa la prospettiva che si sta delineando, c'è più propensione al rischio di impresa. Si va verso una società multietnica, non si deve confondere questo piano con quello della sicurezza. Inoltre avere regole uniformi e renderle comprensibili favorirà una più profonda località delle produzioni, così ad esempio le materie prime usate potranno provenire dai nostri territori e non da fuori. Sul lato dei dipendenti si potrà recuperare e salvaguardare quella manualità, anche tradizionale, che nelle lavorazioni artigianali con il tempo si sta un po' perdendo".

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