Proteste a Sant'Ermete, l'assessore: "Lavoriamo sull'emergenza abitativa, ma niente dialogo con l'illegalità"

L'assessore Gambaccini replica alle critiche degli attivisti del comitato, che sono tornati in strada martedì dopo aver proclamato lo stato di agitazione del quartiere

E' una distanza incolmabile quella che divide il comitato Sant'Ermete e l'amministrazione comunale a tinte leghiste. Non ci sarà un dialogo fra gli attivisti e l'assessore alle Politiche sociali Gianna Gambaccini, che anzi a proposito della protesta di ieri, 19 marzo, alla richiesta di un incontro con Comune ed Apes da parte dei manifestanti, ribadisce che "non si può parlare con chi agisce nell'illegalità". E rincara: "Molti di quelli che fanno polemica non sono abitanti, ma membri del gruppo Prendocasa, questa specie di comitato non riconosciuto con personaggi di dubbia provenienza. Ho provato a dialogare, ma ho interrotto quando sono stati aggrediti dei vigili urbani intenti ad effettuare controlli contro occupazioni abusive. In ogni caso queste persone non rappresentano i residenti del quartiere".

Le rivendicazioni di chi è sceso in strada però, bloccando per un'ora il cavalcavia di Sant'Ermete, vanno avanti da tempo. Proprio il cavalcavia è uno dei punti critici, un fronte dove ancora si attendono novità sul fronte finanziamenti. Il cuore della protesta restano le case popolari, fra strutture attuali con problemi di manutenzione e sovraffollamento, e la sfiducia nel nuovo progetto in corso d'opera, del quale gli attivisti denunciano abitazioni con una sola stanza.

Gambaccini riconosce le criticità: "Purtroppo sono case del 1947, è per questo che c'è un progetto di riqualificazione in corso, di cui diamo atto alla precedente amministrazione. Il progetto sta continuando. Le metrature delle case sono standard, ma saranno modulabili prima della costruzione in base ai dati a disposizione dell'Ufficio Casa, non in base a quanto raccontano i Prendocasa. La modulazione sarà fatta in fieri durante i lavori, raccontare cose diverse vuol dire fare terrorismo psicologico fra gli abitanti".

Il sovraffollamento è per l'assessore "un problema reale. Diversi nuclei familiari numerosi sono stati collocati in emergenza abitativa in abitazioni non appropriate, casi che dovevano durare mesi e invece sono passati oltre due anni. Con il nuovo regolamento di emergenza abitativa abbiamo sopperito ed alcune situazioni si sono risolte; chi non è stato ancora trasferito, lo sarà". Una storica richiesta è quella dell'esonero dell'affitto, ma non è fattibile per la Gambaccini: "Gli affitti sono commisurati alle abitazioni. E' un sistema come per le tasse: se non paghi il sistema si blocca, non possiamo permetterlo. Vale così per tutti, non si può istigare alla morosità".

Un tema poi spesso sollevato, anche dalle associazioni degli inquilini, è l'utilizzo degli alloggi di resulta per arginare i problemi di emergenza abitativa. "Di case sfitte ce ne sono poche - afferma l'assessore - e 5 o 6 di queste ci risultano occupate abusivamente. Quelle che si possono usare le usiamo già". Normative di disincentivo allo sfitto privato appaiono difficili: "Il mercato degli affitti privati è un'altra cosa, non ne ho competenza".

Lo sforzo intanto va sul rendere operativa l'Agenzia Casa: "Abbiamo fatto un lavoro di revisione, dato un funzionamento fallimentare precedente. E' stata fatta una ricognizione del patrimonio edilizio del Comune, ad esempio fra l'invenduto, per affidare parte degli alloggi all'Agenzia, in modo che non facesse più da tramite fra richiedenti e privati, ma fra richiedenti e Comune. Si parla di quella fascia che non ricade nelle case popolari, ma necessita di un contratto a canone concordato. Abbiamo in corso il trasferimento di 4 famiglie. In totale la disponibilità ora è di 12 abitazioni, una parte pensiamo di dedicarla anche all'emergenza abitativa". 

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